Una legge elettorale “fake” su premierato e preferenze

Punture di spillo

Era in prima fila sulle scale del palazzo di giustizia di Milano l’11 marzo 2013, Maria Elisabetta Casellati, a protestare con i parlamentari del Popolo della Libertà contro i giudici per l’uso politico della giustizia nel processo Ruby. E prima ancora, l’11 aprile 2011, a “Otto e Mezzo” a difendere la controversa versione di Silvio Berlusconi sulla presunta nipote di Mubarak.

Lo ricordiamo perché l’attuale Ministro per le riforme istituzionali del governo Meloni, appunto la Casellati, sostiene che la riforma elettorale che la Premier vuole sia approvata, costi quel che costi, “non c’entra nulla con il premierato”.

Una tesi abbastanza imbarazzante che fa il paio con la vicenda “Ruby Rubacuori” e che viene smentita da un suo stesso collega, Luca Ciriani, responsabile dei Rapporti con il Parlamento, secondo il quale “la riforma è l’inizio del premierato”.

Vien da domandarsi: Questi signori, su tematiche così importanti, si parlano? Almeno per non contraddirsi tra loro stessi! Anche per non offrire materiale ai giudici costituzionali che sicuramente si dovranno pronunciare dopo che eventualmente la legge sarà approvata.

E di materiale per la Consulta ce n’è ad abundantiam: un premio esagerato per la coalizione che raggiunge il 42%, l’indicazione sulla scheda elettorale del candidato premier, la distribuzione del premio con listoni nazionali occulti, per restare agli aspetti di incostituzionalità che sembrano più evidenti.

Con buona pace di Maria Elisabetta Casellati!

PdeA

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