FUTURO INGANNEVOLE

Beaumont sur Mer-

L’espressione “l’uomo alla ricerca della verità” si riferisce spesso alla profonda e universale spinta umana a comprendere l’esistenza, il significato e la realtà. I cosiddetti ambienti di oggettività tendono ad essere luoghi chiusi con presupposti saldamente radicati. La ricerca non può essere ristretta né al regno naturale né a quello soprannaturale.

Ma cos’è la “verità”?La domanda di Pilato ha riecheggiato attraverso i secoli dell’esperienza umana. Dietro di essa possiamo percepire l’angosciato impulso dell’uomo a conoscere la verità e la sua consapevolezza della difficoltà di trovarla. Questa ricerca della verità da parte dell’uomo è tanto nobile quanto universale. È una prerogativa umana, una capacità che distingue l’uomo dal resto del pianeta. La ricerca della verità è il compito specifico del processo educativo. Il desiderio di trovare la verità è la più nobile delle tante buone ragioni per intraprendere questo viaggio.

Wahiduddin Khan, noto con il titolo onorifico “Maulana”, è stato uno studioso islamico indiano, attivista pacifista e autore noto per aver scritto un commento al Corano e averlo tradotto nell’inglese contemporaneo. Scriveva che “l’uomo è un cercatore nato, un vero e proprio animale alla ricerca della verità. Ogni essere umano si considera incompleto finché non ha trovato quel principio supremo con cui spiegare la propria esistenza in questo mondo e scoprire lo scopo e il significato della propria vita.”Chi più chi meno, tutti sono alla ricerca della verità, pochi si ci avvicinano.

Perché lo facciamo? Perché, mentre la ricerca è istintiva, la scoperta è il risultato di uno sforzo consapevole. Nel periodo preislamico, in Arabia esistevano alcuni individui, chiamati Hunafa. Erano tutti alla ricerca della verità. In Occidente, la filosofia è la disciplina che, per sua stessa definizione, incarna la ricerca della conoscenza e della comprensione della natura e del significato dell’universo, nonché della vita umana.

Ma dopo una lunga ricerca di oltre 5000 anni, alla quale si sono dedicate le più grandi menti della storia umana, non è riuscita a fornire alcuna risposta definitiva a tali interrogativi.Nell’era contemporanea il britannico Bertrand Russell è stato un grande pensatore, la cui vita ha attraversato quasi un secolo. Ha dedicato quasi tutta la sua esistenza alla lettura e alla scrittura di argomenti filosofici. Tuttavia, non è riuscito a elaborare un’ideologia credibile. A causa di questo fallimento, uno dei suoi commentatori osserva che “era un filosofo senza filosofia”.

Ciò è vero non solo per Bertrand Russell, ma anche per tutti gli altri filosofi. Individualmente o collettivamente, non sono riusciti a produrre alcun sistema filosofico che potesse fornire una risposta valida al dilemma umano.L’obiettivo principale della filosofia è stato sempre quello di creare un’immagine unitaria del mondo, compresa la vita umana. Ma la lunga storia della filosofia dimostra che questo rimane ancora un sogno irrealizzato.

L’Enciclopedia Britannica, nel suo articolo di 27 pagine sulla filosofia e la sua storia, ammette che non sembra esserci alcuna possibilità di unificazione filosofica.Oggi, nel mondo della Intelligenza Artificiale, come viene affrontato il problema? Distinguere tra volti umani reali e creazioni dell’intelligenza artificiale sta diventando sempre più difficile, poiché i moderni modelli generativi producono immagini iperrealistiche e dalle proporzioni perfette.

L’intelligenza artificiale tende a convergere verso il centro matematico, rendendo i volti sintetici più simmetrici, proporzionati e attraenti rispetto ai volti umani reali.Le immagini di volti create dall’intelligenza artificiale (IA) vengono considerate dai ricercatori più affidabili delle immagini di volti reali, avvertendo dei rischi di frode online e altri danni. Questo è il primo studio a esaminare l’affidabilità dei volti creati dall’IA con la più recente tecnologia di diffusione.

Lo studio mette in guardia dai rischi di frode online e altri danni. Si tratta del primo studio a esaminare l’affidabilità dei volti creati dall’IA utilizzando la più recente tecnologia di diffusione.I regimi autoritari utilizzano l’intelligenza artificiale per automatizzare la sorveglianza, prendere di mira i dissidenti e controllare l’informazione pubblica. L’intelligenza artificiale è diventata il nuovo strumento degli autocrati per sorvegliare, prendere di mira e reprimere il dissenso. Gli attivisti devono imparare a sfruttarla nella lotta per la libertà.La IA sta trasformando le società di tutto il mondo, aprendo nuove possibilità di innovazione e di impegno sociale. Ma è diventata anche un campo di battaglia tra autocrati e attivisti. I regimi autoritari, forti di ingenti risorse e strumenti di IA all’avanguardia, hanno acquisito un vantaggio significativo nella sorveglianza, nell’individuazione e nella repressione del dissenso. Allo stesso tempo, gli attivisti spesso non dispongono delle risorse e della formazione necessarie per sfruttare l’IA e contrastare questo fenomeno.

La carenza di risorse rende gli attivisti vulnerabili, li esclude dalla possibilità di plasmare il futuro sviluppo dell’IA e ostacola la loro capacità di contrastare l’oppressione. Colmare questo divario è essenziale per proteggere i diritti umani e garantire che l’IA si evolva in modo da promuovere la trasparenza, la giustizia e la libertà.Il problema, quindi, non è meramente tecnologico. Riguarda il modo in cui la mente umana reagisce a ciò che vede.

Tendiamo a credere più facilmente quando un’immagine conferma le nostre paure, le nostre speranze, le nostre opinioni politiche o i nostri pregiudizi preesistenti. Un video falso, concepito in base a ciò che il pubblico già desidera credere, può risultare più persuasivo di una testimonianza autentica. Politicamente l’IA è totalmente gestita dai potenti nell’assicurarsi il servilismo della maggioranza degli umani che, a loro volta sono “autorizzati” come strumento di gioco; non certo per cercare la verità.

Gigino Adriano Pellegrini

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