Beaumont sur Mer –
Odisseo, esortato da Atena, ha appena impedito che gli Achei, presi dallo scoramento, tolgano l’assedio a Troia e ritornino in patria. Ma in mezzo all’assemblea ricondotta all’ordine dall’autorità del signore di Itaca si alza a parlare Tersite, individuo spregevole d’aspetto e d’animo. Il deforme Tersite, forse il personaggio più negativo di tutta l’Iliade, è anche quello più caratterizzato nei suoi tratti fisici e spirituali.
L’atto di giudicare qualcun altro è arrogante, perciò ovviamente noi tutti siamo capaci di arroganza. Se abbraccio la mia stessa arroganza, quella altrui non mi potrà turbare: potrò notarla, ma non avrà alcun effetto su di me. E’ solo quando mentiamo a noi stessi o odiamo qualche aspetto del nostro io che riceviamo una scossa emozionale dal comportamento di qualcun altro. “Non so cosa sia la vita di un mascalzone, non lo sono mai stato; ma quella di un uomo onesto è abominevole. “Il falso e il vero non sono nelle cose, come se il bene fosse vero e il male senz’altro falso, ma nel pensiero”. Aristotele
Il mio caro e dolce Amico Velio Baldassarre, in uno dei suoi ultimi commenti a ciò che scrivevo, diceva:” La nostra conoscenza è simbiotica e profonda… e mi sto commuovendo (per le note ragioni)”.Avevo scritto quanto segue:Se si vuole cambiare il mondo,bisogna prima amarlo.Amarlo veramente.Parlava alla mia anima,in un caldo pomeriggio dei primi anni sessanta.Lasciando scendere le lacrime.
Mettendo l’orecchio nell’aria e ascoltare la musica di creature viventi.Come miliardi di altre persone nel mondo, sto vivendo con grande angoscia la vita futura dei nostri figli. Un gruppo di squilibrati stanno portando morte e distruzione dappertutto fra quegli esseri umani impegnati come sono a sopravvivere, addirittura costretti a elemosinare una ciotola di riso sfidando i proiettili di militari e non. Tutto questo mi ha guidato verso lo scaffale, dove se ne stava indisturbato, un volume di Platone: “La Repubblica”.
La locuzione “legge del più forte”, in filosofia, si riferisce a una teoria secondo cui i rapporti di forza determinano ciò che è giusto e ciò che non lo è, e il più forte ha il diritto di imporsi sui più deboli. Questa idea è stata sostenuta da diversi filosofi, tra cui Trasimaco, che la esprime nella Repubblica di Platone, affermando che la giustizia è “l’utile del più forte”. Nella Repubblica, Platone presenta Trasimaco, un sofista, che sostiene che la giustizia è semplicemente ciò che conviene ai potenti, agli uomini forti. Sembra proprio che non ci sia una giustizia intrinseca o un ideale di giustizia universale, ma piuttosto una giustificazione del potere e della sua applicazione. L’idea della legge del più forte non è limitata alla filosofia antica. Filosofi e studiosi contemporanei continuano a riflettere su come il potere e la forza influenzano le relazioni sociali, politiche ed economiche.
In sostanza, la legge del più forte è un concetto che mette in discussione la nozione tradizionale di giustizia, legandola al potere e alla capacità di chi detiene il controllo. L’uso geopolitico del diritto non concerne solo le pratiche offensive volte a indebolire i paesi rivali, bensì attiene anche a tutto quel complesso di normative protettive adottate dai diversi Stati per tutelare i propri settori strategici. È una partita che si gioca sia in attacco sia, soprattutto, in difesa, ad esempio impedendo a imprese legate a realtà ostili di entrare nel proprio mercato domestico.
Questa guerra è combattuta, in primo luogo, dagli Stati Uniti. In sintesi, la legge del più forte è un concetto filosofico che mette in discussione la natura della giustizia e il ruolo del potere nelle relazioni umane. Essa solleva interrogativi sulla validità delle leggi e sulla loro relazione con la forza e l’interesse di chi le promulga. Questi signori hanno rubato il futuro all’umanità. L’ hanno lasciata senza terra, senza sole, senza mare, senza lavoro, senza più dignità… in un mucchio di spazzatura radioattiva e non, senza via di scampo.
All’inizio del 1861, Camillo Benso Conte di Cavour, aveva fretta di portare a termine il progetto dell’unificazione dell’Italia, perché il Piemonte era vicino alla bancarotta e la sifilide era alle strette e lo stava divorando. Diede ordine al massacratore del popolo meridionale, generale Enrico Cialdini, di distruggere Gaeta, cosa che il generale criminale di guerra e uomo devoto ai Savoia, non si fece ripetere e scaricò sulla città di Gaeta 160 mila bombe per distruggerla completamente.Che l’unità d’Italia sia avvenuta per mezzo di furti, tradimenti, violenze e soprattutto di ingiustizie è risaputo. Ma è altrettanto risaputo quanta illegalità fosse a -saldo fondamento- di questo nuovo Stato appena costituito. Basti pensare che già nel 1854, sempre nel regno transalpino, già progettatore e artefice dell’Unità d’Italia, il guardasigilli Dott. Deforesta scriveva al Vescovo d’Ivrea, per rassicurarlo dei continui furti sacrileghi di confidare sulla fermezza e severità degli inflessibili magistrati.
Gigino Adriano Pellegrini . (Come Jean Paul Sartre, anche io sono “figlio di un morto e di una madre priva di diritti”)