Punture di spillo-
La Rai da un momento all’altro dovrebbe pronunciarsi sul futuro aziendale di Sigfrido Ranucci. L’ufficialità è attesa ad horas, anche se un giornale “di destra” la dà per scontata.
Vorrà dire qualcosa se, oggi, solo i fogli di area “governativa” continuano a mantenere la vicenda sulle loro prime pagine. Segno di un accanimento, verso il Conduttore e la trasmissione, che non ha precedenti.
Evidentemente è questo il diktat arrivato, pissi pissi bao bao, ai dirigenti Rai da Palazzo Chigi e da via della Scrofa nei confronti di un Conduttore e di una trasmissione che per 70 puntate ha indagato, giornalisticamente, sul loro operato pubblico e privato. Un “faro” eccessivo? Può darsi, ma è un dato che nessuna querela sia andata a buon fine. E questo, ai ragazzotti eredi sotto mentite spoglie del MSI di Giorgio Almirante, deve aver bruciato parecchio: Scoperti ad ingoiare bile con la bocca sporca di marmellata e non potersela pulire!
Ecco quindi che, appena se n’è presentata l’occasione, l’hanno colta a volo con dichiarazioni al vetriolo e paginate e paginate sui giornali “di area” che poi sono tre: Giornale, Libero, Tempo, tutti riconducibili ai “principe” degli assenteisti, Antonio Angelucci, e La Verità di Maurizio Belpietro.
Su tutta la vicenda, comunque complessa, va però messo un punto fermo. Ranucci a Destra non è amato ma, piaccia o non piaccia, è la vittima. E gli uffici legali della Rai non possono non tenerne conto. D’altronde, risulta difficile immaginare che l’8 novembre Report e Ranucci possano riapparire in video come se nulla fosse avvenuto. Di qui l’affannosa ricerca di una exit strategy. La più semplice sarebbe un passo indietro di Ranucci e la cancellazione per quest’anno della trasmissione, comunque con grave danno pubblicitario per le casse della Rai. E questo sarebbe un nuovo record per la Ducetta che in quattro anni di governo ha registrato parecchi programmi cancellati o non rinnovati con addii e chiusure associati a cambi di linea editoriale e la nomina di dirigenti e direttori di telegiornali vicini al Governo. Il tutto all’insegna del “riequilibrio” e del “pluralismo” rispetto a pretesi sbilanciamenti del passato.
Spiccano , tra gli altri, gli addii di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, di Roberto Saviano e Antonio Scurati, apertamente critici verso il Governo, la chiusura di “L’Altra Italia” di Antonio Monteleone, di “A casa di Maria Latella”, “Riserva Indiana” di Stefano Massini, “Dilemmi” di Gianrico Carofiglio, “Via dei Matti numero 0” di Stafano Bollani e Valentina Cenni.In confronto fa sorridere l’editto bulgaro di Berlusconi, il 18 aprile 2002, contro Biagi, Santoro e Luttazzi. Il Cavaliere ci ha messo venti anni, Meloni appena quattro.
Tornando a Ranucci un’ipotesi “divertente” potrebbe essere uno scambio con il Porta a Porta di Bruno Vespa o con Gian Marco Chiocci alla direzione del TG1.Ma per questo la dirigenza Rai non ha titoli. Servirebbe un pissi pissi bao bao della Premier ai due interessati.Certo che una campagna elettorale con un Tg1 diretto da Sigfrido Ranucci farebbe un boom di ascolti e di pubblicità…
PdeA