La prima buona notizia è che la Puglia turistica cresce. Nella sostanza, che è fatta soprattutto di numeri, grazie a un più 7 per cento di presenze stimato da Assohotel Confesercenti tra luglio e agosto rispetto allo stesso bimestre del 2025, con il decisivo apporto degli stranieri.
E avanza, sia pure in ordine sparso e con differenti ruolini di marcia, sulla strada di un rinnovamento «imposto dal mutare dei tempi e soprattutto della domanda di servizi sempre più livellati verso l’alto», spiega il presidente regionale e leccese di Assohotel, Giancarlo De Venuto.
L’equazione sembra elementare: più stranieri con elevate capacità di spesa, più pretese in termini di qualità dell’accoglienza. Giusto?«Direi di sì. Siamo chiamati ad attuare un profondo mutamento nella nostra organizzazione interna che richiede professionalità di altissimo livello, scelte orientate alla soddisfazione di una clientela internazionale con esigenze completamente diverse da quelle del turista italiano.
A Lecce questa transizione è già in atto, così come in Valle d’Itria, dove gli standard alberghieri sono elevati. Se vogliamo puntare sul turismo in maniera credibile non possiamo sottrarci alla necessità di adattare l’offerta alla domanda».Più stranieri, dunque. Ma da dove arrivano?«Spagna, Argentina, Brasile, Stati Uniti e non solo. Sono viaggiatori con alto tenore di vita, attratti dalla Puglia che, come tutti sappiamo, sta vivendo un momento magico.
La nostra regione ha un grande appeal all’estero, mentre la componente italiana del turismo si va riducendo. Gli italiani, purtroppo, si stanno impoverendo, riducono al minimo la durata della vacanza estiva e sempre più spesso vi rinunciano. Questo fenomeno ci impone investimenti sulla qualità del servizio, avendo a che fare con persone che girano il mondo, pagano e giustamente pretendono il massimo».Cosa chiedono in particolare i turisti stranieri?«Il comfort totale. Non ammettono il no alle loro richieste. Guardano perfino le etichette sulle divise dei nostri dipendenti per capire quante lingue parlano in base alle bandiere che raffigurano i vari paesi».
Vuole fare degli esempi sulle richieste?«Sono tante. Ormai non si prescinde dai materassi “king size” da 180 centimetri per 200, a quelli singoli sempre con misure maxi, da 120 centimetri per 200. Occorre attrezzarsi con le colazioni continentali e quelle internazionali, i buffet con cibi inusuali per le nostre abitudini, ma molto apprezzati dagli stranieri che, comunque, non disdegnano le nostre tradizioni. E ancora, molti chiedono la macchinetta del ghiaccio su ogni piano, la piscina con il servizio bar ed i cocktail serviti, il piatto unico, la sauna. Al mare non vanno o ci vanno poco. In hotel si aspettano di assaporare l’esperienza nuova. Insomma, adeguarsi, migliorarsi, evolversi, guardare oltre. Questo è la ricetta per essere competitivi».Come risponde l’ospitalità pugliese?«In maniera non omogenea. Alcune località restano omologate a vecchi schemi, quindi, stanno indietro. Altre hanno compreso l’importanza del cambiamento che può fare la differenza tra lavorare ad alti livelli, accontentarsi o vivacchiare».Quali sono le realtà che rispondono con prontezza al modificarsi della domanda?«La Valle d’Itria, l’area di Savelletri, il Salento, anche se in maniera non omogenea. È ormai fin troppo chiaro che puntare esclusivamente sulla clientela italiana non paga per via delle difficoltà della classe media. Per questo soffrono Vieste, Porto Cesareo, un po’ meno Gallipoli che attrae ancora il turismo giovanile, mentre Lecce è sulla giusta via. Resta una destinazione culturale assai apprezzata, tant’è che gruppi imprenditoriali nel settore dell’accoglienza e privati mostrano interesse all’acquisto di edifici storici, ravvivando il mercato immobiliare. Ma anche Otranto viene percepita come una meta internazionale. E poi c’è il tema della destagionalizzazione che si può realizzare, anche se dobbiamo fare i conti con l’eterno problema dei trasporti. Tanti voli su Bari, pochi su Brindisi. Per non parlare dei collegamenti interni che non sono ancora adeguati ai tempi»
Fonte : Corriere.it.Bari
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