Beaumont sur Mer-
Ancora una notte a fronteggiare una violenta tempesta neurologica. Inoltre, ho avuto la strana sensazione che i miei pensieri scorressero e si fermassero. Quando mi sono svegliato da questo sonno ‘agitato’, non sentivo di avere la febbre.Che le parole della mia bocca e le meditazioni del mio cuore siano gradite ai tuoi occhi, caro Lettore.
Che le parole, fuoriuscite della mia bocca e le meditazioni del mio cuore, siano gradite alle tue orecchie. Lacrime misteriose di Babilonia.Là ci siamo seduti.Sì, abbiamo pianto.Volevo cantare all’amore,quando mi son ricordato di Sion. Sì, sì, sì, sì, sì!Presso i fiumi di Babilonia.Là ci siamo seduti.Sì, anche altri piansero.In quel momento, hanno avuto bisogno del loro dio.Io prendevo atto e andavo via!
Il 22 maggio 1939: a Berlino i ministri degli Esteri tedesco, Ribbentrop, e l’italiano ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, firmavano il Patto d’acciaio nazifascista. Di lì a poco si svolgevano di nuovo i preparativi per un secondo conflitto mondiale: Hitler e Mussolini discutevano non sul “se” ma sul “quando” iniziarlo.Formalmente per l’Italia il patto era dichiarato per decisione del re sabaudo, che non contava niente, perdurava la sua ignavia: lui era stato causa fondamentale della presa del potere e poi inerte compartecipe del regime fascista.
Pur sapendo che l’Italia era impreparata sul piano militare (i soldati con suole di cartone degli scarponi e muli quando gli altri avevano carri armati).Oggi, a quasi un secolo da quello orrore, l’Associazione Nazionale Ex Internati nei Lager nazisti (ANEI) è allarmata di fronte agli sviluppi della situazione internazionale, che coinvolge inevitabilmente anche il nostro Paese.
Credo sia doveroso esprimere sgomento per la corsa agli armamenti che caratterizza la politica europea e quella mondiale. In questo momento è di grandissima attualità l’esempio dei 650.000 Internati Militari Italiani che, mettendo in gioco le loro vite (50.000 morirono nei Lager) dall’8 settembre 1943 in poi, dissero “No” alla richiesta di imbracciare le armi a fianco delle truppe fasciste e naziste.Rifiutare di combattere in una guerra significa opporsi alla chiamata alle armi, un atto noto come renitenza o obiezione di coscienza.
In Italia, la Costituzione definisce la difesa della Patria come un dovere, e in caso di stato di guerra ufficiale il Parlamento può ripristinare la leva obbligatoria. Rivendicare il diritto individuale di renitenza rispetto ad ogni guerra di offesa può sembrare irrealistico, considerati i tempi che stiamo attraversando.
Tuttavia lo spontaneo e vitale ripudio della guerra, propria della grande maggioranza delle giovani generazioni, interroga oltre all’etica e alla politica, anche il diritto. Bisogna smascherare con veemenza l’assurdo di Paesi come l’Italia che nelle sedi ufficiali dichiara di volersi precludere la guerra mentre chi la governa non esita a scatenarla. Per annullare questa palese ipocrisia, servirà un nuovo e fondamentale diritto umano sul ripudio della guerra contenuto in Costituzioni e convenzioni internazionali. Se i detentori del potere dimostreranno di non arretrare di fronte alla guerra, saranno gli individui a dover rivendicare il diritto di agire con tutti i mezzi a loro disposizione.
Le future generazioni dovranno ribellarsi dall’ essere trascinati in conflitti armati che, alla luce del diritto internazionale, saranno da considerare illegittimi. Le giovani generazioni si troveranno a combattere con ogni forma di disobbedienza possibile. È possibile che questo diritto, che oggi sembra una utopia, abbia dalla sua il futuro.
Gigino Adriano Pellegrini