Parlamento: molti i “mantenuti” a spese dello Stato

Punture di spillo

Saltiamo a piè pari la Costituente e le prime legislature con un Parlamento affollato di giuristi, professori universitari, avvocati, fior di professionisti, entrati in politica “come servizio” e non “per servirsene”. Dobbiamo arrivare agli anni ’70 per registrare un cambiamento di rotta da parte della politica quando la DC, esauriti i “numeri uno”, cominciò a sostituirli con i loro segretari, i portaborse, gli autisti.

Intendiamoci, non furono ingressi massicci ma ci furono! Contemporaneamente il PCI scoprì l’“arte” di assicurare un futuro ad una parte dei propri iscritti candidandoli e facendoli subentrare nella seconda parte della legislatura al posto dei propri eletti. Un modo per assicurare loro una pensione.

Parliamo comunque di un personale politico ancora di prim’ordine, formatosi nelle sezioni di partito e sul territorio, in grado di sapersi muovere con competenza e serietà. Le cose sono cambiate negli anni che poi hanno portato a Tangentopoli, con la crisi della Prima Repubblica e la “discesa in campo” di Berlusconi che, in occasione delle europee del 2009, fu addirittura tentato di “aprire” la strada della politica a giovani donne provenienti dal mondo dello spettacolo, delle sue televisioni, dei reality. Disegno “stoppato” solo in parte da una lettera della moglie al Corriere della Sera l’11 giugno 2009.

Ancora pochi anni e il Parlamento è diventato una sorta di “ufficio di collocamento” per quanti, senza arte né parte, non pensano certo ad un incarico “di servizio” ma a “come servirsene”.

Il massimo dello svilimento di Camera e Senato lo si è avuto nelle tornate elettorali del 2013 e del 2019 quando un’orda di grillini “scappati di casa” riempì le aule parlamentari assicurandosi, senza alcuna conoscenza dei meccanismi di formazione delle leggi, ricchi stipendi e future pensioni.

Un precedente, ma in termini molto più contenuti, lo si ebbe sul finire della Prima Repubblica con la Lega che nel 1992 entrò in Parlamento con 55 deputati e 25 senatori. Ma alla guida c’era un signor politico come Umberto Bossi che ebbe il merito portare in canali istituzionali i “mal di pancia” crescenti del Nord produttivo.

Solo dopo una ventina d’anni, contaminata dal pressapochismo dei grillini, anche il Carroccio ha perso la sua originaria visione politica arrivando a costituirci addirittura un governo che per fortuna ebe breve vita.

E siamo agli anni della politica con la “p” minuscola, ridotta ad inseguire la “pancia” del proprio elettorato. Esattamente il contrario di quanto era avvenuto nella cosiddetta Prima Repubblica quando “guidava” e non assecondava le pulsioni del Paese.

Alle “guide” dei De Gasperi, ai Fanfani, ai Moro, ai La Malfa, ai Craxi, ai Berlinguer, sono subentrati oggi attori minori, senza alcuna visione strategica, come le Schlein, i Conte, i Tajani, i Salvini e la Meloni con il “codazzo” dei Donzelli, dei Bignami, dei Delmastro.

Il politico – come stanno facendo la nostra Premier e i suoi traballanti alleati – guarda alle elezioni del prossimo anno.

Lo statista, che in Italia purtroppo non c’è più, alle generazioni future.

Ecco perché mala tempora currunt e i giovani si vedono costretti a lasciare l’Italia.

PdeA

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