Schlein parla, parla, parla ma in testa non ti rimane niente

Punture di spillo

Qualcuno che le vuole bene, la sua Compagna per esempio, consigli ad Elly Schlein di evitare di scontrarsi elettoralmente con Giorgia Meloni.

La Premier – della quale non condivido nulla – sa parlare, è chiara, conosce i tempi della comunicazione, ha un progetto. La segretaria del PD è tutto l’opposto: è un fiume in piena che nessuno riesce a contenere con il risultato che non ti resta in testa niente di quello che dice. Anche Berlusconi lo faceva, diceva molte bugie, con le stesse parole per farle diventare verità, ma senza saltarti addosso, con calma e con una scadenza martellante che consentiva alla la platea di cogliere il concetto. E’ una tecnica americana che il Cavaliere aveva imparato e che seguiva scrupolosamente. Con la Schlein non avviene. Dice sempre le stesse cose, muove le stesse critiche e non indica ricette. E’ brava ma è come se avesse memorizzato un copione che, per come lo interpreta, non ti colpisce.Ricordo due noti giornalisti televisivi di un epoca che fu: Nuccio Fava e Fulvio Damiani. Le loro cronache erano professionalmente ineccepibili ma, alla fine del TG, di Fava non ricordavi quasi nulla mentre avevi capito le cose dette da Damiani. Su tutti poi, il migliore, Emanuele Rocco. Parlava e capivi tutto di quello che diceva.

Ecco la segretaria del PD sembra Nuccio Fava, Giorgia Meloni invece ricorda molto Rocco. Con una differenza: Emanuele parlava a braccio seguendo una scaletta mentale. La Presidente del Consiglio, no. E’ tutto preparato meticolosamente, ma lo fa apparire naturale e le parole “bucano” lo schermo e strappano applausi alla “sua” platea alla quale, e per la quale, parla. Non è una leader ma una capopartito, come la Schlein.Non credo che lei e Conte siano degli sprovveduti ma questa loro competizione su chi dovrà guidare la Coalizione finirà per danneggiare il Campo largo, avvantaggiando proprio la Destra.

Non ho titoli per dare consigli ma resto convinto che il primo dei due candidati che spontaneamente si ritirerà avrà compreso l’importanza della posta in gioco. Vincere le elezioni del 2027 è fondamentale. Innanzitutto per risollevare il Paese nel quale 4 anni di immobilismo lo hanno gettato e, non meno importante, per evitare che dei postfascisti s’impadroniscano del Quirinale da dove fare a pezzi una Costituzione che hanno sempre considerata “altra” rispetto al loro passato.La segretaria del PD la smetta però di dire che “siamo pronti”. Dov’è il leader? E dove un programma che vada oltre i titoli e indichi dove si prenderanno i soldi per i traguardi che si vogliono raggiungere?Perché – è solo un’idea – non articolare le cose da fare nell’arco di due legislature? Nei primi cinque anni le misure più urgenti per alzare i salari e consentire alla gente di vivere meglio.

Al contempo, gettare le basi, perché sanità, scuola sicurezza e giustizia possano “completarsi” compiutamente nella seconda legislatura.Per la prima volta si chiederebbe il voto su di un programma decennale offrendo agli italiani l’immagine di una Coalizione che sa di poter vincere ed è sicura che il suo lavoro sarà la migliore garanzia concreta per essere riconfermata nella successiva legislatura. Non più un voto al buio ma un “provare per credere”.Ad adiuvandum, un’altra novità potrebbe caratterizzare le liste dell’Alleanza progressista. Non il nome del candidato premier perché questo è prerogativa del Capo dello Stato ma l’indicazione, in caso di vittoria, dei futuri titolari di alcuni Ministeri: Interni ed Esteri, Giustizia ed Economia, Sanità ed Istruzione. Un modo per consentire all’elettorato di conoscere, prima del voto, gli uomini “chiave” del nuovo Governo.

PdeA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *