Beaumont sur Mer –
”Vivere e operare “nell’era dell’intelligenza artificiale” significa navigare in una trasformazione che potrebbe ridefinire ogni aspetto della nostra vita: dal modo in cui lavoriamo e studiamo, fino al nostro approccio alla salute.
L’intelligenza artificiale (IA) non è più solo una tecnologia futuristica, ma uno strumento pervasivo integrato nella quotidianità.La stessa IA sembra non considerare la cecità come una barriera, bensì come una sfida nella traduzione dei dati. Funziona come un “livello di accesso”, utilizzando la visione artificiale per convertire istantaneamente i dati visivi (ambienti, testo, layout spaziali) in un linguaggio parlato fruibile, consentendo alle persone non vedenti o ipovedenti di muoversi nel mondo in modo indipendente.
Gli esperti dicono che l’IA percepisce attivamente l’ambiente circostante acquisendo dati visivi tramite fotocamere di smartphone o occhiali intelligenti e traducendoli in audio descrittivo.I modelli di intelligenza artificiale (come la funzione Domande e risposte sulle immagini di Google Deep Mind nell’app Lookout) non si limitano a identificare gli oggetti; consentono agli utenti di porre domande specifiche su ciò che una telecamera sta inquadrando, come ad esempio “Cosa sto vedendo?” o “Descrivi la disposizione di questa stanza”.
Dispositivi come gli occhiali Envision e i dispositivi indossabili basati sull’intelligenza artificiale forniscono descrizioni vocali continue e in tempo reale dell’ambiente circostante, identificando attraversamenti pedonali, ostacoli o facciate di edifici.Il cervello umano è stato a lungo paragonato a un computer avanzato, pieno di fili intrecciati che pulsano di elettricità, trasportando informazioni da un luogo all’altro.
Un matematico qualche anno fa comparava il computer a parti fisiche del sistema nervoso, a valvole termoioniche e ad altri componenti hardware che componevano i computer degli anni ’50. Ancora più indietro nel tempo, gli informatici, iniziarono a porsi una domanda affascinante e inquietante: i computer potrebbero un giorno funzionare e “pensare” come gli esseri umani? Negli anni ’60 e ’70, iniziarono a immaginare programmi per computer ispirati al cervello che avrebbero aperto la strada all’informatica moderna e alla intelligenza artificiale.Oggi, i sistemi di intelligenza artificiale, originariamente ispirati al cervello, aiutano i neuroscienziati a studiare il cervello stesso. Sono diventati particolarmente importanti negli studi sulla percezione visiva umana.Nel creare sistemi che imitano la vista umana, alcuni esperti hanno sviluppato strumenti che aiutano i neuroscienziati a capire come percepiamo il mondo. A loro volta, gli esperti stanno sfruttando la nostra crescente conoscenza della vista per migliorare i loro modelli e le loro tecnologie informatiche. I sistemi di intelligenza artificiale impiegati per “modellare” la vista umana sono chiamati reti neurali e si sono ispirati a modelli semplificati di neuroni nel cervello. Queste reti neurali si ispirano a un modello semplificato di neurone, che può essere concepito come un “sistema che riceve input”, li moltiplica per dei pesi e somma i valori risultanti.
Se la somma supera una certa soglia, l’output è ‘uno’, altrimenti, se è inferiore a tale soglia, l’output è ‘zero. Così scrive lo scienziato David Held. “Un neurone risponde a una specifica informazione. Collegati tra loro, questi neuroni possono affrontare problemi più complessi”.
Gigino Adriano Pellegrini