ASCOLTANDO DYLAN CHE FU

Beaumont sur Mer-

Qualcosa che pensavo da tempo, ho deciso di socializzarlo ed oggi l’ho affidato a questo scritto auspicando di ricevere una qualsivoglia forma di feed back. L’occasione mi è stata data da uno scambio di vedute avuto con una persona dotata di sensibilità e capacità non comuni. Questo è l’antefatto che mi ha portato a mettere nero su bianco, si fa per dire, il tutto.

Devo confessarvi che le reazioni più banali, superficiali, violente, risentite, accusatorie e minatorie le ho ricevute nei commenti “privati”, circa una trentina. Probabilmente questi loro “commenti” saranno serviti loro per proteggere la loro salute mentale, come scriverebbe e canterebbe l’amico Capossela. I risultati di questo mio scrivere sono stati cinque annullamenti di “amicizia”, alcuni suggerimenti di andare a quel paese, uno addirittura mi ha dato dello psicopatico e dell’ossesso (avrei l’anima posseduta dal demonio e dunque quasi fuori di me); e questo mi ha fatto molto riflettere e infine ridere. Altri mi hanno “consigliato” di smetterla di offendere le persone e in questo consiglio si intravvedeva una non tanto velata minaccia.Altri, circa una decina, mi hanno indicato una serie di modi per suicidarmi in maniera indolore.

Questo è il risultato di una “giornata particolare” vissuta nella Terra che mi ha dato i natali qualche anno fa e che probabilmente non ha mai perdonato il mio nascere. Dico questo perché i commenti “privati”, di cui vi ho parlato, appartengono tutti a miei compaesani e ad alcuni abitanti della Calabria alla quale ho dedicato molti anni or sono i seguenti versi: Ti porto in me,come un amoreprivo di anelli e di clamore,pieno di sogni e di parole.Un mio raro amico qualche tempo fa mi consigliava:”Osserva di più e lascia stare i poeti…”.

E così ho pensato di scrivere quanto segue:“Oh mia Terra si bella e perduta!O membranza sì cara e fatal!Arpa d’or dei fatidici vati,Perché muta dal salice pendi?Le memorie nel petto raccendi,Ci favella del tempo che fu!”Questi celebri versi appartengono al coro “Va, pensiero” tratto dal Nabucco di Giuseppe Verdi, su libretto di Temistocle Solera. Il canto esprime la nostalgia e il dolore degli Ebrei esiliati a Babilonia che ricordano la loro terra natale, perduta e distrutta.Ai pochi di Voi che leggeranno questo mio stralunato scritto, pregno di tanta umidità magrebina, non chiedo niente di particolarmente impegnativo e pesante, e certamente non obbligante.

La “discussione” alla quale mi riferivo verteva, fra l’altro, sulla paura, l’isolamento come traguardo. La lontananza può essere una fonte di guarigione che rende la vita degna di essere vissuta. Il parlare è spesso un tormento e si potrebbe sentire il bisogno di molti giorni di silenzio, senza ospitare la futilità delle parole.Jean-Paul Sartre diceva: “Se sei triste quando sei da solo, probabilmente sei in cattiva compagnia”. Il termine solitudine, oggi più che mai, viene infatti associato a quello di isolamento e abbandono. Non potrebbe essere altrimenti.

Oggi stiamo vivendo uno dei momenti più scuri della storia umana che ci sta privando di tutto ciò che ci rende umani; l’abbraccio, i baci, le carezze, il contatto fisico.Spesso, la solitudine ci degna della sua presenza durante questi momenti di sconcerto, delicati, portatrice di molti cambiamenti sia a livello fisico che psicologico e sociale.

“E allora non è notte se ti guardo in volto, e perciò non mi par di andar nel buio, e nel bosco non manco compagnia perché per me tu sei l’intero mondo. E come posso dire d’esser solo se tutto il mondo è qui che mi contempla?”. William Shakespeare.Non da meno è la fase della prima giovinezza o quella della mezza età o ancora quella della vecchiaia, che sicuramente porta con sé la necessità di consolidare ed accettare determinati cambiamenti.Insomma la solitudine come la si intende oggi, potrebbe non essere negativa.

Anzi, sarebbe uno spazio che ci si può concedere per avanzare nella nostra crescita e non ha necessariamente a che a vedere con l’abbandono, la tristezza.Sarà malinconia, sarà solitudine, ma recentemente è uno di quei periodi in cui sarebbe meglio tirare dritto e ricordare poco e niente… e invece si ricorda, e si ricorda anche meglio dei bei ricordi. Si ricordano tutte le sensazioni… le orribili percezioni: la tristezza, l’angoscia, la mancanza. Allora pascola sulle labbra; e se le troverai asciutte, girovaga più in basso, “dove si trovano le fontane del piacere”. Ancora Shakespeare.

Gigino Adriano Pellegrini

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