Nordio: Mattarella gli tira l’orecchio…destro

Punture di spillo+

Quello della grazia è un istituto di esclusiva competenza del Capo dello Stato. E Mattarella tiene a sottolinearlo pubblicamente in un comunicato ufficiale. Per cui la convocazione al Quirinale del Guardasigilli è stata per Carlo Nordio ma il messaggio, neppure troppo velato, è arrivato puntuale a Giorgia Meloni, smaniosa dei pieni poteri, e alla sua maggioranza di destra.

Alla riforma elettorale, se diventerà legge, ci penserà la Consulta ma fino a quando sarò in carica – sembra dire Mattarella – difenderò fino all’ultimo giorno le mie prerogative e non consentirò a nessuno di scavalcarmi. Come si dice in gergo: … a cane perché padrone intenda!

Senza entrare nel merito della questione, perché prematura, una domanda sorge legittima: Nordio ha l’Alzheimer, e quindi ha dimenticato i suoi studi, o è sempre stato così? E, visti i tanti svarioni del Ministro, non sarebbe opportuna una legge che, prima di giurare al Colle, imponesse ai membri di futuri governi un esame di cultura generale e una specifica visita neurologica sullo stato intellettivo dei singoli componenti?

Passi per la Ducetta che negli anni giovanili non ha potuto studiare la Costituzione, passi per Salvini che come “bastian contrario” deve dimostrare di esistere, ma sorprende che un magistrato con studi all’Università di Padova non conosca l’ABC del suo lavoro di ministro.

Un’avvisaglia, per la verità, l’aveva mandata con Almasri e con la Minetti. Oggi invece è stato Mattarella a dover ricordare le sue prerogative. Resta da vedere se, nell’istruttoria per la grazia, Nordio farà cenno al mancato pentimento del gioielliere e quando nel 2005, con la pistola in pugno, si presentò in casa del fidanzato violento della figlia. Per quattro anni Mattarella ha dovuto osservare i continui sconfinamenti della Meloni e dei suoi gerarchetti ma è stato silente imputandoli ad ignoranza, anche se “ignorantia legis non excusat”.

Quando però il Presidente ha visto che travalicava dalle proprie competenze anche un magistrato, ha lasciato perdere la “personal suasion” ed è dovuto intervenire: per non creare un precedente e per dare un segnale di serietà a chi si vanta di essere a capo di “quella sporca dozzina” e ai suoi epigoni. Un modo per far capire che non farà come quel Re che, nel silenzio dell’ottobre 1922, fu corresponsabile della marcia su Roma.

Ecco, la politica è messa male ma un aiuto a risollevarsi non potrà venire né da Vannacci, né dalla sua “feccia”, né da chi ha l’ossessione di non farsi scavalcare a destra.

E come non vedere nell’iniziativa insolita del Quirinale un invito alle Opposizioni di essere più vigili e… battere un colpo! Per esempio, nel voto segreto del giorno dopo, non appoggiando l’emendamento dei Vannacciani e di Fratelli d’Italia sulla reintroduzione delle preferenze. La politica è fatta anche di queste “astuzie” da cogliere al volo. L’emendamento sarebbe potuto passare se anche le Opposizioni lo avessero votato e la Premier non avrebbe potuto far finta di niente. Forse il cosiddetto “Campo largo” ancora diviso, senza un leader e senza un programma elettorale, ha avuto paura di una crisi di governo ed ha capito di non essere preparato. Della serie “non è mai troppo tardi”!

I partiti della tanto bistrattata Prima Repubblica, i Marco Pannella di allora, non si sarebbero lasciati sfuggire un’occasione così ghiotta.Schlein e Conte debbono ancora crescere. Leader non ci s’improvvisa.

PdeA

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