Punture di spillo
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Poco più di un secolo dividono i due “M” della politica italiana, Mussolini e Meloni, ma identico il “disprezzo” per il Parlamento.
“Aula sorda e grigia”, quella della Camera dei Deputati nel “discorso del bivacco” di Benito Mussolini il 16 novembre 1922. Una “palude” l’ha definita ieri Giorgia Meloni dopo la bocciatura dell’emendamento per introdurre preferenze “farlocche” nel “Melonellum”.
Gli otoliti, sembra, le siano andati a mille per un voto che, nel segreto, ha dimostrato come la sua maggioranza non sia né leale né compatta, al contrario di come la Ducetta e i suoi “gerarchetti” da quattro soldi vorrebbero farci credere.
Attenzione, se Sparta piange, Atene non ride. Come commentare la soddisfazione delle Opposizioni che si sono affettate a chiedere subito le elezioni! Loro, che non hanno ancora un leader, né un programma, né una coalizione terribilmente divisa sulla politica estera.
Ma di Schlein e Conte ci occuperemo in un altro momento. Oggi, l’amaro calice se lo deve bere Giorgia Meloni che evidentemente non ha capito la “lezione” della sconfitta sul referendum contro i giudici ed ora, verrebbe da dire, “non c’è due senza tre”. Prima della pausa estiva come escludere qualche altro… colpetto?
Sia chiaro, anche questo schiaffo, dopo quello di marzo, le lascerà il segno e farebbe male, la Ducetta, a minimizzarlo perché una trentina di franchi tiratori denotano un malessere latente nella maggioranza, che si potrebbe riflettere sulla tenuta della Coalizione.
Sono quattro anni che la Premier va avanti con un “racconto” che fa a pugni con la realtà di un Paese che, da quando nel 2022 è al Governo, sta peggio. E non è una percezione, sono fatti che gli Alleati da tempo stanno toccando con mano e che, ad un anno dalle elezioni, avranno un loro peso.
Nessuno immagina oggi una crisi di governo o nuove elezioni ma un cambio di passo sì! Proprio ieri, mentre a Montecitorio si consumava il “redde rationem”, il Governo ha emanato l’ennesimo decreto sicurezza.
Ad oggi sono sei, tutti “a posteriori” e “punitivi”, per tamponare falle che via via si sono determinate. Dal provvedimento contro i rave ai decreti Cutro e Caivano, ai due decreti sicurezza, per il blocco stradale e le occupazioni abusive, e da ieri sera nuova stretta sulla movida e il fermo preventivo per i minori.
Sono provvedimenti che hanno fatto storcere la bocca a molti del centrodestra “costretti” però a votarli per non “increspare” l’immagine di una maggioranza “solida” e “coesa”, di cui spesso si è vantata la Ducetta.
Provvedimenti approvati quasi sempre come erano stati mandati direttamente dal Governo in Parlamento, ridotto ad un… bottonificio.
Furiosa, la Premier ammette che ora “serve una riflessione”. Sì, ma non sulla bocciatura dell’introduzione di “false” preferenze, ma su tutti gli anni di governo e sulla chiusura totale ad ogni confronto con chi non la pensa come lei.
La Presidente del Consiglio comprenda che non è aria di premierato, neppure surrettizio, e che la Costituzione è meglio non toccarla se non si è preparati a farlo.
PdeA
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