COVID ANNUNCIATORE

Beaumont sur Mer –

A partire dall’arrivo del Covid, tutto quello che sta accadendo sul pianeta Terra ha avuto la responsabilità di farmi rileggere alcuni testi del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche.

Sono certo che Trump ha letto il riassunto finale di “Così parlò Zarathustra” di Friedrich Nietzsche, che riassume l’idea del filosofo del Superuomo, e questo è bastato. Probabilmente non è riuscito ad approfondire, ma poi… ora lui è il Superuomo. Sì, l’Onnipotente Trump!Il Superuomo di Zarathustra è un creatore del “self made man” che trascende la morale tradizionale, abbraccia la sofferenza intensa come catalizzatore di grandezza e crea i propri valori. Mentre alcuni dei primi commentatori hanno teorizzato che la forza dirompente di Trump sia una forza nietzschiana, sottolineando che Nietzsche disprezzava il culto della ricchezza, la mediocrità e il filisteismo che Trump rappresenta.

L’espressione “una malattia chiamata uomo” trae origine da una celebre citazione filosofica ed è stata successivamente adattata in ambito musicale e letterario per descrivere la natura parassitaria o distruttiva dell’umanità. L’idea deriva dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. In “Così parlò Zarathustra”, egli scrive che la terra ha una pelle, e questa pelle è soggetta a malattie. In particolare, sottolinea che una di queste malattie si chiama “uomo”. Col tempo, questo concetto si è diffuso fino a diventare la celebre frase: “Il mondo è bello, ma ha una malattia chiamata uomo”.Nel discorso politico e filosofico, “Così parlò Zarathustra” di Friedrich Nietzsche e Donald Trump si intersecano principalmente come un esperimento mentale volto a stabilire se Trump incarni l’Übermensch (Superuomo) di Nietzsche o il temuto Letzter Mensch (Ultimo Uomo). Filosofi e studiosi concordano generalmente sul fatto che Trump rappresenti un’antitesi diretta all’idea elitaria di Nietzsche.Per Nietzsche, l’origine di molti mali era da ricercare nella Grecia antica e, in parte democratica, nella quale si lascia da parte il mythos per passare a venerare il logos.

Ad una ragione che ci ha resi esseri insufficienti, limitati e storditi, come le ombre che vedevamo nelle caverne. Nietzsche diffida dalla modernità ed inizia a pensare che dietro a tale realizzazione si nasconda il risentimento per la vita, verso ciò che ci accade e non ci piace.Se Socrate aprì le porte alla possibilità di questo pensiero, separando l’aspetto dionisiaco (vita) e quello apollineo (ragione), fu Platone a situarne uno al di sopra dell’altro, completando così la maieutica (nascita della conoscenza; vittoria della ragione) e al contempo facendo spazio alla tragedia. La divulgazione di questa scissione e gerarchia verrà poi ripresa dal cristianesimo, che parlerà di vita come preparazione alla morte o come valle di lacrime.

Nel 1981, riprendendo l’espressione “una malattia chiamata uomo” del filosofo tedesco Nietzsche, lo scrittore Ferdinando Camon ne fece un titolo di un romanzo. Il libro esplora la psicanalisi e il rapporto analitico, ribaltando persino il ruolo del transfert, tanto caro ai freudiani.Nella Grecia, perse Dioniso (vita) e vinse Apollo (ragione). In questo modo, rimaniamo ipnotizzati da una perfezione che proiettiamo all’esterno, e che rimarrà sempre all’esterno per il modo in cui la articoliamo: lontani, perché siamo noi a situarci in tale modo, lontani dalla nostra natura. La nostra condanna è al contempo il nostro destino: trascendere la simbologia e passare alla forma materiale. L’unico modo per invertire tale condanna: la morte.

Un discorso che oggi continua ad essere perfetto per gli estremisti religiosi, che saturano i loro corpi di bombe e intraprendono il cammino verso un mondo migliore. Trascinando, però, altre vite con sé, che vedono come il loro passaporto per il futuro nei “bunkers” o nelle stazioni interplanetari.

Gigino Adriano Pellegrini

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