Per Meloni un’opportunità la rottura con Trump

Punture di spillo

E’ gravissimo quello che è accaduto a Giorgia Meloni e incommentabile l’attacco di Donald Trump contro il Presidente del Consiglio di un Paese amico, così com’è indovinatissima l’analisi di un autorevole storico, certamente non vicino alla Sinistra, come Franco Cardini: “la Premier è stata troppo filo-americana” e il consiglio di “approfittare di questa rottura” perché “non si va da nessuna parte se si accetta di essere vassalli”.

Non è detto che Giorgia lo farà perché di occasioni, fino ad oggi, ne ha avute ma le ha lasciate tutte cadere. E’ evidente che l’attrazione “ideologica” verso il Tycoon americano e la “cultura Maga” è talmente forte da portarla ad allinearsi con le politiche nazionale-conservatrici, antiglobaliste e protezioniste Usa.

La Ducetta ha avuto il coraggio di definire “legittimo” il rapimento di Maduro in Venezuela arrivando a definirlo un intervento “di tipo difensivo”. Sulla guerra scatenata da Usa e Israele in Iran se l’è cavata con un pilatesco “non condivido né condanno”. E ci vuole il pelo sullo stomaco non condannare un conflitto che, con la chiusura dello stretto di Hormuz, ha messo in ginocchio l’economia di tutto il mondo. Mai una parola di condanna per gli eccidi di Netanyahu e parole di netta critica sulle missioni della Flotilla che ha giudicato “irresponsabili” e men che meno il riconoscimento ufficiale della Palestina. Solo in poche occasioni la Premier si è scostata, sempre con molta cautela, dal Presidente americano: sui dazi, definendoli un errore, per le critiche al Papa e negando le basi di Sigonella pur continuando a considerare “solido” il rapporto con gli USA.Di grande attualità, oggi più di ieri, il giudizio sprezzante di Berlusconi “supponente, prepotente, arrogante e offensiva”. Allora, gli replicò con un secco “non sono ricattabile”. Analogo atteggiamento con Trump: “non imploro”.Speriamo!

Sempre Cardini la invita a “non dimenticare gli americani” che “ci saranno anche dopo Trump, ma “imparare a guardare anche altrove, soprattutto a ciò che sta ad est dell’Europa” aprendosi “ad altri Paesi e ad altri mercati”.

PdA

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