Vannacci estremizza Meloni quando “non” era al Governo

Punture di spillo

Su Vannacci e Giorgia Meloni occorre fare un’operazione verità comportandoci da giornalisti “adulti” e scrivendo – come si dice in gergo – con nomi e cognomi. I sottili “distinguo” di alcuni colleghi, anche noti, e di illustri opinionisti lasciano il tempo che trovano ed aumentano la confusione in un momento che invece esige chiarezza. Alla Premier ovviamente non fa comodo scoprire sulla sua destra un Vannacci che – estremizzandole – dice le stesse cose di quando lei è stata per anni all’opposizione. Ma sono concetti – diciamolo senza giri di parole – che Meloni condivide del tutto, che però ora non può dire stando al Governo. E questo la manda in confusione con gli… otoliti a mille.

Fuori dai denti, la Presidente del Consiglio farebbe carte false per avere l’ex generale nella Coalizione di Destra perché è della sua stessa pasta e perché sa che con l’Opposizione non ci sarebbe partita: di nuovo per un paio d’anni a Palazzo Chigi e in prospettiva al Quirinale, con parenti al seguito. Perché non lo fa? Per i due partiti alleati che sono in disfacimento e non le assicurerebbero alcuna tenuta: La Lega che fatica a “ramazzare” Salvini e Forza Italia eterodiretta dai figli più grandi di Berlusconi. Ma le idee di Vannacci sono il brodo di coltura della Meloni quando, appena quindicenne, s’iscrisse al Movimento Sociale di Giorgio Almirante la cui fiamma continua ad ardere anche nel simbolo di Fratelli d’Italia. E’ vero che la Ducetta ha fondato un nuovo Partito insieme ad Ignazio Benito La Russa che conserva in casa il busto di Mussolini. Ma non ha mai avuto di coraggio di Fini quando definì il fascismo “male assoluto”.

Con quella storia Giorgia non ha mai rotto. Tanto è vero che non c’è nessuna sua dichiarazione contro Vannacci né una chiara presa di distanza dalle tesi dell’ex generale. Non lo può dire ma le condivide. Ed infatti, pur non aprendogli le porte come nel suo intimo vorrebbe, dice che “è lui a chiamarsi fuori”. E questo spiega la fretta di una nuova legge elettorale che con il premio di maggioranza la blinderebbe. Vannacci o non Vannacci. E’ l’obiettivo della Presidente del Consiglio in questo scampolo di legislatura insieme al record del Governo più longevo dalla nascita della Repubblica da raggiungere a settembre. Dopo di che si potrebbe anche andare a votare.

Di questo si preoccupa la Meloni, non di utilizzare il rimanente anno per alleviare il disagio degli italiani. Cinicamente, non gliene importa nulla. Resta da vedere se la Corte, per eventuali profili di incostituzionalità della riforma elettorale, e… l’oste Mattarella, cui compete lo scioglimento delle Camere, glielo consentiranno. E qui intervengono i giornali… di area per sondare gli umori. Libero fissa addirittura la data: l’11 aprile, due domeniche dopo Pasqua. Quindi… campo libero!

Desiderio o scoop giornalistico per uscire al più presto dalla trappola di Vannacci? Poiché è da escludere una “soffiata” del Colle, è più probabile che a Palazzo Chigi (Fazzolari?) si sia lanciato il sasso per vedere le reazione. Soprattutto del Quirinale.

PdA

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