Beaumont sur Mer-
“Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di una élite di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati .” – David Rockefeller, 1991.
Siamo nel mezzo di straordinarie transizioni demografiche e la tendenza è chiara: gli ottimisti dicono che 2050 la popolazione umana sarà più numerosa ma crescerà più lentamente, sarà più urbana e più anziana. La crescita demografica resterà concentrata nei paesi poveri, mentre le aree sviluppate vedranno un calo della popolazione. Quelli un tantino più realisti e osservatori, sono al corrente, e io fra di loro, l’umanità come l’abbiamo conosciuta ha cessato d’esistere. I figli di quel Rockefeller stanno provvedendo a garantire alla propria “stirpe” quel futuro che a noi maggioranza umana viene negato.
Organizzazioni come SpaceX, NASA ed ESA stanno lavorando attivamente a missioni che potranno gettare le basi per future colonie. La visione di Elon Musk di una città marziana autosufficiente potrebbe sembrare grandiosa oggi, ma si sta lentamente trasformando da fantasia in realtà. La sopravvivenza in un ambiente post-nucleare si basa sul passaggio dalla dipendenza tecnologica alla resilienza fuori dalla rete elettrica, all’autosufficienza e alla costruzione di comunità. Piccoli gruppi minoritari coesi possono massimizzare la loro sopravvivenza a lungo termine utilizzando pratiche agricole e di insediamento consolidate, dando priorità alla difesa e all’isolamento geografico.
La colonizzazione spaziale rappresenta l’ultimo “Piano B” per la sopravvivenza a lungo termine di una élite. Si trasferiranno oltre la Terra, riducendo rischi come l’impatto di asteroidi e l’esaurimento delle risorse planetarie, spingendo al contempo i confini dell’ingegneria, dell’agricoltura e della medicina sostenibili.La Terra, che è stata la nostra e la loro culla, per questi ultimi non sarà per qualche secolo la loro dimora. Questa profonda domanda non è più relegata alla fantascienza o alle riflessioni filosofiche notturne. Di fronte alla crescita demografica, ai cambiamenti climatici, all’esaurimento delle risorse e all’incombente minaccia di catastrofi globali, scienziati, futuristi e sognatori rivolgono lo sguardo alle stelle.
La loro sarà una fuga planetaria o un biglietto di sola andata?La fantascienza dipinge la colonizzazione spaziale come un’avventura audace ed esaltante. Vediamo immagini di città scintillanti su Marte, fiorenti colonie sulle lune di Giove e enormi habitat orbitali pieni di vegetazione e luce. Queste visioni ispirano speranza e meraviglia, ma la realtà è ben meno indulgente.Il ritmo di vita è spietato. Oltre lo scudo protettivo dell’atmosfera terrestre, gli ex esseri umani si troveranno ad affrontare radiazioni letali, il vuoto dello spazio, temperature estreme e la totale assenza di cibo, acqua o aria respirabile presenti in natura. Nonostante ciò, l’idea dello spazio come “Piano B” dell’umanità sta decollando. Anche se non rappresenta una soluzione definitiva nell’immediato, lo spazio sta offrendo a questi pochi “eletti” un’ancora di salvezza, un piano di riserva nel caso in cui le cose dovessero andare irreversibilmente male qui sulla Terra.
Lo scopo ultimo dell’esplorazione spaziale non dovrebbe essere quello di fuggire dalla Terra, ma di espandersi oltre i suoi confini. Lo spazio non è un rifugio dai loro problemi, bensì una frontiera per nuove opportunità, scoperte e crescita. Potrebbe diventare una rete di sicurezza contro l’estinzione, ma non ci esonererà dalla responsabilità nei confronti del nostro pianeta. Una parte di questa élite ha deciso di garantirsi il futuro, trasferendosi in “bunkers” nelle viscere della Terra.
Il resto dell’umanità viene “Disprezzata e reietta dai pochi …” Queste parole assomigliano molto a quelle profetiche di Isaia. con cui è iniziata la liturgia odierna della parola. Il racconto della passione che è seguito ha dato un nome e un volto a questa misteriosa creatura dei dolori, disprezzata e reietta dai pochi: l’ umanità. Oggi la contempliamo proprio in questa veste: come il prototipo e il rappresentante di tutti i reietti, i diseredati e gli “scartati” della terra, quelli davanti ai quali i pochi portano la faccia da una altra parte per non vedere i loro “leftovers”.
Gigino Adriano Pellegrini