Beaumont sur Mer-
Sebbene la solitudine possa sembrare un’esperienza universale e senza tempo, pare che abbia avuto origine alla fine del XVI secolo, quando segnalava il pericolo derivante dall’essere troppo lontani dalle altre persone.Nella Gran Bretagna dell’età moderna, allontanarsi troppo dalla società significava rinunciare alla protezione che essa offriva. Foreste e montagne lontane incutevano timore, e un luogo solitario era un posto in cui si poteva incontrare qualcuno che avrebbe potuto farti del male, senza nessuno nei paraggi a cui chiedere aiuto. Per spaventare i fedeli e dissuaderli dal peccato, gli autori di sermoni chiedevano loro di immaginarsi in “luoghi di solitudine”, come l’inferno, la tomba o il deserto.
Oggi, nel resto d’Europa, la solitudine è la sensazione soggettiva e angosciante di essere isolati o di non avere legami sociali significativi. Riconosciuta dalla Commissione europea come una delle principali sfide sociali e di salute pubblica, si distingue dalla semplice solitudine e colpisce, in misura diversa, oltre la metà della popolazione europea.
Vivere da soli non significa necessariamente essere soli, ma potrebbe indicare un rischio maggiore di solitudine. Soprattutto in una società laica come la Svezia, con un sistema di welfare ben sviluppato, dove in genere, una volta raggiunta la vecchiaia, si finisce in una casa di riposo, vedendo la famiglia solo di rado. La solitudine involontaria e l’isolamento sociale per le persone di età superiore ai 75 anni rappresentano un problema sociale in crescita. Si tratta di una cerchia ristretta di conoscenti, ma anche di alloggi inaccessibili e di un ambiente locale insicuro che aumenta il rischio di isolamento domestico.La politica è stata una delle principali cause di solitudine per molte persone. E lo è ancora. Inoltre, sappiamo che l’isolamento sociale è interconnesso con la disoccupazione, la povertà e l’abuso di droghe e alcol. Affrontare le diverse cause della solitudine indesiderata nella società è di crescente importanza. Ogni vita conta. In questa convivenza liberal-democratica, abbiamo da sempre sentito parlare di libertà e della possibilità per ognuno di realizzare appieno il proprio potenziale. Una famosa canzone dice: “Parole, parole, parole, soltanto parole…”Spostandoci in Oriente, il Giappone è tristemente noto per l’elevato numero di casi di solitudine e di morti in solitudine, fenomeno facilitato dal rapido invecchiamento della popolazione (i tassi di matrimonio sono in calo e i tassi di natalità sono bassi), dallo squilibrio tra vita lavorativa e vita privata e dall’alto numero di nuclei familiari composti da una sola persona (che potrebbero raggiungere il 40% della popolazione entro il 2040). Tuttavia, è anche all’avanguardia nella ricerca di soluzioni alla solitudine.
Il Giappone sta sviluppando robot alter ego, mogli virtuali, figli sostitutivi meccanici, foche robot terapeutiche per le case di cura, servizi di intelligenza artificiale per gli anziani soli e robot per la pulizia degli appartamenti di persone decedute in solitudine… Inoltre, il Giappone non si limita alle curiosità tecnologiche, ma sta anche cercando soluzioni sistemiche. Nel 2018, a Tokyo è stato istituito il Ministero della Solitudine.
L’Europa affronta oggi una doppia solitudine: quella geopolitica, isolata in uno scacchiere dominato da superpotenze, e quella sociale, con una preoccupante epidemia di isolamento che colpisce i suoi cittadini. Questa solitudine unisce la fragilità delle persone alle incertezze dell’identità europea. A livello individuale, la solitudine è considerata una vera e propria emergenza di salute pubblica, aggravata dall’iperconnessione digitale e dalla frammentazione dei legami sociali. “Quante volte ce lo siamo ripetuti atteggiando le labbra a una smorfia malinconica mentre sorbivamo il nostro Campari shakerato? La Russia di Putin ci minaccia a Oriente; a Occidente, dopo averci abbandonati, insultati e osteggiati, ora ci minaccia anche l’America di Trump; la nostra influenza sul resto del mondo declina costantemente. Soli, debilitati, sgomenti. Così ci sentiamo. Così ci pensiamo. Tutto il nostro grandioso passato sembra averci dimenticati.
“L‘Europa, questa piccola penisola del continente asiatico”. Il nostro spleen da ragione al sarcasmo di Paul Valery, grande poeta europeo del secolo scorso, anch’esso dimenticato.” Antonio Scurati.”La solitudine di un popolo” descrive il vuoto interiore di una collettività che ha smarrito il senso di appartenenza e di scopo comune. Nel nostro secolo, l’isolamento è diventato un’esperienza di massa: la frammentazione del tessuto sociale, la disillusione verso la politica e l’alienazione digitale generano una disconnessione profonda tra gli individui.Da qualche decennio in Italia si assiste a una separazione netta tra il Paese reale e chi lo governa.
La politica diventa autoreferenziale e il popolo si sente inascoltato, alimentando un senso di impotenza e disincanto che mina la fiducia nel futuro. Il resti della Comunità Europea ha paura, si ritrae non si vuole immischiare in una guerra che secondo lei non gli appartiene, perché difende la sua paura di essere coinvolta, quindi è ambigua e non prende posizione, così pure l’America ha paura di esporsi nel combattere il ramo storto dell’umanità, ma nessuno di loro ha capito che Israele sta combattendo da sola per la difesa della tanto decantata “Democrazia”.
L’Antisemitismo europeo ne è la conferma che invece di avere creato una base di forza etica sociale, ha creato la paura materiale e la limitatezza percettiva sociale, indicando così indirettamente un capo espiatorio “ Israele” ed alimentando le manifestazioni integraliste islamiche nel cuore dell’Europa.
Gigino Adriano Pellegrini