Punture di spillo 202
Giorgia Meloni assomiglia a quei pugili “suonati” che sul ring, colpiti, si sforzano di non cadere al tappeto per non essere contati. Fuori di metafora diciamo che preferivamo la Ducetta che evitava di farsi vedere in Parlamento e teneva i giornalisti a distanza come alla Casa Bianca suggerì a Trump, in piena luna di miele, il 19 agosto dello scorso anno Purtroppo, dalla batosta referendaria, non è più così e la Premier non perde occasione per intervenire, spesso a sproposito, su tutto. Qualcuno che le vuole bene – come scrisse del marito Veronica Berlusconi in una celebre lettera a La Repubblica il 31 gennaio 2007 – le ricordi che a volte il silenzio è d’oro.
La tecnologia è una sua naturale avversaria. Gli archivi sono pieni di quello che diceva negli anni di opposizione ed oggi sono facilmente consultabili con un semplice clic. In Montenegro – inutile che si arrampichi sugli specchi – non c’è voluta andare. E non per l’ingresso dei paesi Balcani in Europa, ma per un’isterica ripicca contro i Volenterosi che già in passato l’avevano scartata e che oggi torneranno a vedersi sull’Ucraina, senza di lei, a Londra. Dobbiamo ricordare che già allora dovette intervenire Trump, che ancora non l’aveva scaricata di brutto, per farla riammettere a quegli incontri? E dobbiamo ricordare quando replicò in maniera piccata ai giudizi pesanti di Berlusconi dicendo di non essere ricattabile? Purtroppo i fatti e gli archivi dicono il contrario. Anche sull’assenza in Montenegro ci fa sapere, in una reazione un po’ uterina, che “quando ho qualcosa da dire, la dico”!
Eh no. Ricordiamo i suoi silenzi sui dazi di Trump, o sulla prima missione della Flotilla in navigazione verso Gaza quando la definì “gratuita, pericolosa e irresponsabile” fingendo di non capire che il vero motivo di quei naviganti provenienti da tutto il mondo era quello di accendere un faro su quanto stava accadendo in quella striscia di Palestina. E come dimenticare la Premier che, pur di non criticare il Tycoon americano, definì “legittimo” il modo in cui gli americani hanno rapito Maduro in Venezuela, pur colpevole di essersi autoproclamato vincitore del turno elettorale e autore di una repressione di regime? Ora, non avendo detto di dire sempre “quel che pensa”, dobbiamo ritenere che condivida i massacri di Netanyahu in Iran ed in Libano? E quali i motivi del non riconoscimento dello stato di Palestina da parte dell’Italia?
La Presidente del Consiglio accusa infine la Sinistra di essere “disperata”. Sulle divisioni del cosiddetto “campo largo” può avere ragione ma cosa dice di una maggioranza di governo unita solo con i voti di fiducia, e del filorusso Salvini, suo vicepresidente del Consiglio? Pluralità di idee? Ma ci faccia il piacere, direbbe Totò! Le diamo appuntamento quando – per tentare di restare a Palazzo Chigi anche per demolire la Costituzione sulla quale la “sua” Destra non ha potuto mettere bocca – imbarcherà nello schieramento con artefici lessicali anche l’ex generale Vannacci.
PdA