Punture di spillo 2026
“E’ finita la pacchia” è uno degli slogan politici più riusciti di Giorgia Meloni. Fu pronunciata per la prima volta l’11 settembre 2022 durante la campagna elettorale. All’epoca la leader di Fratelli d’Italia si rivolse direttamente all’Unione Europea annunciando che, con una sua eventuale vittoria, l’Italia avrebbe iniziato a difendere i propri interessi nazionali. In questi giorni, alla festa della Repubblica, la Presidente del Consiglio si è chiesta quale Paese l’Italia voglia essere “dopo 80 anni”. E qui il discorso s’increspa perché la sua domanda è retorica. Meloni infatti ha lanciato un fumogeno per nascondere il “Palazzo Italia” che vuole costruire: Impossibilitata a portare avanti la sua idea di premierato – che, considerata la popolarità di Mattarella, verrebbe bocciato sonoramente dagli Italiani come il referendum sulla giustizia – la Premier ha deciso di aggirare l’ostacolo usando la legge elettorale come un vero “Cavallo di Troia”.
Lo dimostra la “fretta” con la quale, prima delle imminenti elezioni, chiede di modificare il cosiddetto Rosatellum e la pervicacia con la quale vuole obbligare i partiti ad indicare nei rispettivi programmi elettorali il futuro presidente del consiglio. Attenzione, non sulla scheda ma più… bonariamente sul programma. Un escamotage per evitare rischi d’incostituzionalità che però non regge.
La scelta del futuro Capo di Governo, come la nomina dei ministri, spetta infatti al Presidente del Consiglio che non può trovarsi la “pappa pronta” perché vincolato dal voto popolare.
Ci ha messo quattro anni, la “Ducetta”, per svelare il suo “vero” obiettivo: Prima con il Premierato parcheggiato su di un binario morto ed ora con una legge elettorale che dovrebbe assicurare stabilità ai governi.
E lo fa alla guida di un Esecutivo che a settembre si avvia a diventare il più longevo dell’era repubblicana. E’ di questo che il Paese ha bisogno? Chiacchiere!
Meloni detesta la forma di governo parlamentare e punta a sterilizzare i poteri del Capo dello Stato e del Parlamento, così come sono regolamentati dalla Costituzione sulla quale peraltro ha giurato ma che sente “estranea” alla sua cultura di “comando”, essendo erede “fedele” di un Partito, il MSI, che alla stesura della Carta non ha “potuto” partecipare.
PdA