UNARCHIVE FOUND FOOTAGE FEST: I PREMIATI

Si è conclusa a Roma la quarta edizione di UnArchive Found Footage Fest, il festival internazionale dedicato al riuso creativo delle immagini organizzato dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico ETS (AAMOD) e diretto da Marco Bertozzi e Alina Marazzi.

Sei giorni di cinema, performance, installazioni, masterclass, incontri professionali e riflessioni sul futuro degli archivi hanno trasformato ancora una volta il quartiere di Trastevere in un laboratorio diffuso dedicato alle infinite possibilità del found footage e delle pratiche di riattivazione delle immagini. L’edizione 2026, intitolata “Archivio bene comune”, ha proposto oltre 150 opere provenienti da tutto il mondo, confermando la crescita internazionale di una manifestazione che negli anni è diventata uno dei principali punti di riferimento europei per il cinema di riuso. Dai film in concorso alle sezioni Frontiere, Panorami Italiani, Best of Fest, Urban Footage, Riusi Generativi, Expanded e Live Performance, il festival ha attraversato memorie individuali e collettive, conflitti, identità, pratiche artistiche e nuove forme di narrazione, riaffermando il ruolo dell’archivio come spazio di confronto critico con il presente.

Tra le novità più significative di questa quarta edizione, il debutto di UnArchive Forum – The Image Reuse Ecosystem, il nuovo appuntamento internazionale dedicato all’intera filiera del riuso d’archivio, che ha riunito all’Orto Botanico di Roma archivi, cineteche, autori, produttori, ricercatori, distributori e professionisti provenienti da diversi Paesi. Tre giornate di incontri, tavole rotonde, studi di caso e sessioni di pitching che hanno contribuito a delineare una comunità internazionale sempre più consapevole del valore culturale, politico e produttivo delle immagini d’archivio. La giuria internazionale composta da Adele Tulli, Pietro Marcello e Guillaume Lafleur ha assegnato l’UnArchive Award 2026 a Do You Love Me di Lana Daher, riconoscendo al film la capacità di raccontare attraverso immagini provenienti da archivi molto diversi la complessa e tragica vicenda storica e sociale vissuta da Beirut e dal Libano nell’arco di diversi decenni.

Nella motivazione si legge: «Per un film che riesce nell’impresa di farci sentire e capire la complessa e tragica vicenda storica e sociale vissuta da una città e un paese per più decenni, usando archivi di natura molto diversi, e la promessa di film a venire». Il premio per il miglior lungometraggio è andato invece a The Big Chief di Tomasz Wolski, apprezzato per la solidità della costruzione narrativa e per la precisione nell’utilizzo di materiali d’archivio rari e preziosi. Secondo la giuria, «è un film dove si evince una grande capacità narrativa ed una regia che non ha modelli, ma metodo, con un montaggio stilisticamente eccellente e con un uso degli archivi – rari – che non lasciano dubbi. The Big Chief rappresenta il giusto equilibrio nell’uso degli archivi attraverso una narrazione precisa e calzante». Il premio per il miglior cortometraggio è stato assegnato ex aequo a Daria’s Night Flowers di Maryam Tafakory e Sawyer Avenue, Sunday Afternoon di Bill Morrison, due opere che, pur muovendosi in contesti geografici ed estetici molto differenti, trasformano immagini nate all’interno di sistemi di controllo e oppressione in strumenti di resistenza.

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