Beaumont sur Mer
NELLA NEBBIA DEGLI ANNI
Una notte, una terribile tempesta infuriò nella mia mente. Le vele sembravano crepitare e lacerarsi nel vento. Sebbene questo potesse essere quello che chiamiamo un sogno, ero convinto di non aver dormito nemmeno un istante. Quando, in un lontano Ottobre, la donna da me amata, tornò a casa, accusandomi di averle rovinato la vita con le mie bugie. Non aveva mai espresso sentimenti di tale gravità, prima di allora. Era completamente esausta e incapace di continuare a prendersi cura della nostra relazione. Trascorse una notte terribile, con una simile violenta tempesta anche dentro se stessa , con le vele che le sbattevano in testa e, in più, una strana sensazione che i suoi pensieri si bloccassero e si fermassero.
Quando mi sono svegliato da quel sonno agitato, non mi sentivo più febbricitante, come prima. Una sorta di “consapevolezza” mi travolse: niente aveva più niente a che fare con me, non ero più in “quel” mondo. La stanza mi apparve improvvisamente piccola e lontana, “come vista attraverso la lente sbagliata di un telescopio”. Mi sentivo completamente indifferente. Ero assolutamente e totalmente privo di emozioni.Ciò che emerse dal profondo del mio istinto avrebbe potuto portare ad un conflitto che impedisce di accettare la verità, ovvero che questa è la menzogna che permette alla specie di sopravvivere. Mentire è contro le regole: gli umani non dovrebbero mentire ai propri simili e dovrebbero credere loro se e quando questi mentono. Eppure fa capolino un senso colpa a dire la verità, spesso ne sono imbarazzati e potrebbero persino arrivare a credere alle proprie bugie. Questo potrebbe condurre a un percorso diabolico.
Credere alle proprie bugie è un fenomeno psicologico complesso, spesso noto come autoinganno o mitomania (pseudologia fantastica). Il cervello umano può finire per accettare come vera una menzogna ripetuta, poiché la memoria è ricostruttiva e tende a trasformare i ricordi fittizi in pseudo-ricordi. Questo meccanismo scatta solitamente per proteggere l’autostima, gestire l’ansia o colmare forti insicurezze, creando una realtà parallela in cui la persona si sente più sicura o accettata.
“Un uomo che mente a se stesso e crede alle proprie bugie diventa incapace di riconoscere la verità, sia in se stesso che negli altri, e finisce per perdere il rispetto per se stesso e per gli altri. Quando non ha rispetto per nessuno, non può più amare…” -Fëdor Dostoevskij.
Ciò che si impossessò di me in quel lontano Ottobre fu la freddezza della morte in vita. La consapevolezza della fine come parte integrante dell’esistenza. Da un lato richiamava in me concetti come la “pulsione di morte”, dall’altro l’idea che la vita stessa sia un continuo mutamento in cui “si muore ogni giorno” (con il ricambio cellulare) e il pensiero della morte “aiuta” a dare valore al presente. Nonsense. Jean-Paul Sartre, scriveva: “L’esistenza precede l’essenza”, stabilendo che gli esseri umani nascono prima di tutto nel mondo (esistono) e solo dopo definiscono il proprio scopo, la propria identità e la propria essenza attraverso le scelte e la libertà.
Gigino Adriano Pellegrini