Incredibile! Donzelli “cuce” con un filo (nero?) Almirante e Meloni

Punture di spillo 2026 il

Non ci voleva un “sarto” come Giovanni Donzelli per capire le origini della Destra italiana e la sua evoluzione. Basta il simbolo con la fiamma tricolore presente nel partito fondato da Giorgio Almirante e tuttora presente in Fratelli d’Italia. Le elezioni politiche si avvicinano, il generale Vannacci… avanza, la catastrofe referendaria è stata superata dalla Destra con l’exploit di Venezia, e quale migliore occasione di una commemorazione per rivendicare con orgoglio le origini fasciste: la morte nel 1988 di Giorgio Almirante.

Sono solo 38 anni, non pochi ma neppure molti. Non siamo in un centenario ma comunque utili per “riannodare” in chiave elettorale quel filo. E lo fa Donzelli dicendosi “mai abbastanza grato a chi ha lastricato il sentiero che ci ha consentito di essere oggi alla guida dell’Italia. Grazie Giorgio, grazie Giorgia”. E giù… voti!

Alla faccia di quanti in questi quattro anni hanno invocato l’abiura del fascismo e a quegli opinionisti di giornali d’area che si sono sempre sperticati nel chiedere agli italiani di voltare pagina. Ma i tempi sono cambiati e occorre “riscaldare” le truppe di Colle Oppio perché non si vedono i frutti di un Governo longevo ma immobile, con un Vannacci sempre lì, pronto a…rubare i voti dei più nostalgici. E chi non può farlo meglio se non i fondatori di Fratelli d’Italia? Non a caso la Premier lo indica come “una figura che ha segnato profondamente la storia della Destra italiana”, il cui ricordo “continua a vivere” nel nostro “percorso”.

E se l’italiano ha un senso, credo che il verbo “continua” e il termine “percorso” siano stati volutamente pronunciati con il significato di… “continuità”.E non si tira indietro neppure il Presidente del Senato Ignazio Benito La Russa che celebra Giorgio Almirante minimizzando le sue colpe sulla Shoah semplicemente perché “non contrario all’antisemitismo”. Francamente un po’ poco per chi nel 1942 diceva che “il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti”, e due anni dopo, Capo di Gabinetto del Minculpop, considerava i Partigiani “fuorilegge” e quindi da “passare per le armi mediante fucilazione alla schiena”.Questo per il passato, e non è poco! Ma come ignorare quando nel 1970, da Segretario del MSI, aprì le porte del Partito ad esponenti della Destra eversiva, golpista, terrorista, e a chi aveva partecipato al golpe De Lorenzo, a quello Borghese e, sembra, ad alcuni partecipanti alla strage di piazza Fontana.Per Meloni e La Russa – che hanno giurato evidentemente a cuor leggero sulla Costituzione repubblicana nata dalla lotta al nazifascismo – è trascurabile che il “loro” Almirante abbia scritto che il suo “ultimo respiro” sarebbe stato fascista”.

Ma siamo già in campagna elettorale, Vannacci è alle porte e l’antifascismo può aspettare!

PdA

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