Elezioni 2027: Meloni sa di perderle e corre ai ripari

Punture di spillo 2026

A nulla è valsa la “stabilità” di un Governo che aveva i numeri per fare tutto e non ha fatto niente, come a nulla è valso cloroformizzare gli italiani con la narrazione di un Paese che è cresciuto perché non è vero. Per cui i nodi giungono al pettine.

Tra un anno si voterà e Meloni sa, al di là di sondaggi “di comodo”, di aver perso il consenso di una buona parte degli italiani che si attendevano un’inversione di marcia da una “underdog”, portata in Parlamento tanti anni prima da Silvio Berlusconi. Restano quelli, fideistici, che alle adunate salutano ancora “romanamente” alzando il braccio o coloro che si vantano di tenere il busto di “Lui” in casa. Un po’ poco per convincere gli Italiani a votare di nuovo per una Premier che mantiene il simbolo della fiamma nel proprio Partito. La prova del “nuovo” è durata anche troppo. E allora via ad una riforma elettorale, di vago sapore “truffaldino”, per cercare di non tornare alla… Garbatella. E soprattutto in fretta!Ecco, la fretta che spinge Giorgia Meloni a riformare il sistema elettorale a fine legislatura assomiglia molto a quando il Cavaliere, in vista delle politiche del 2006, spedì 4 Saggi ad arrampicarsi in una baita a Lorenzago di Cadore per studiare modifiche in favore della Casa delle Libertà. Non andò bene!Da brava allieva, la Presidente del Consiglio compie la stessa strada. Del resto, a soli 29 anni, lasciò la periferia romana per fare il Ministro della Gioventù, proprio con Berlusconi, ed era una sua parlamentare quando alla Camera votò che la “minorenne” Ruby era la nipote di Mubarak. Ed oggi lo imita puntando ad una nuova legge elettorale, che non è fra le priorità del Paese, ma le serve per “mascherare” le bugie che ha raccontato agli Italiani per quattro anni e per non tornare tra i “Gabbiani” di Colle Oppio.

La Ducetta, arrivata all’ultimo anno di legislatura, sa di non aver mantenuto nessuno degli impegni presi in campagna elettorale, sa che il Paese raccontato con enfasi non è quello della narrazione buonista, sa che gli italiani stanno peggio di quando era arrivata a Palazzo Chigi, sa che la vicinanza “acritica” a Trump e a Netanyahu non le ha portato bene, sa che in Europa l’Italia è il fanalino di coda e non conta niente, sa che l’ “invenzione” dei centri di detenzione in Albania “non fun-zio-ne-ran-no”, e cerca di metterci una pezza con aggiustamenti “mirati” alla legge elettorale.

Se in questi anni – con un’Opposizione inesistente anche per i numeri a lei favorevoli – avesse governato e non comandato, se avesse rispettato “nei fatti” la Costituzione, se avesse onorato le date storiche che hanno portato l’Italia a liberarsi dal nazifascismo, se avesse “servito” gli Italiani, Meloni oggi non avrebbe bisogno di “trucchetti” per sopravvivere elettoralmente. Anzi sarebbe stata una novità!

PdA

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