VERSO IL PIANETA DELLE SCIMMIE

Beaumont sur Mer

“ Ogni uomo è un tipo, ma al tempo stesso anche un uomo singolo determinato, un “questo”, secondo l’espressione di Hegel, “e così deve essere” . Questa affermazione riflette la concezione hegeliana dell’individuo come sintesi tra universale (il “tipo”, l’essere umano in generale, la cultura di appartenenza) e particolare (l’individuo singolo, determinato e unico), fondamentale per la realizzazione dello Spirito nella storia.

La concezione dell’uomo come sintesi tra universale e particolare è un tema centrale nella filosofia, che descrive l’essere umano come un punto d’incontro unico tra due dimensioni opposte: l’assoluto (spirito, ragione, genere) e il finito (corpo, individuo, esistenza concreta). A partire da Socrate, la questione dell’uomo – inteso essenzialmente come anima – diviene centrale. Platone, Aristotele, lo stoicismo e il neoplatonismo, con diversi accenti, riflettono sull’uomo come essere razionale, sociale e spirituale.

Ad osservare l’uomo contemporaneo, non è facile riconoscere questi tre ultimi aspetti. Agli occhi del filosofo tedesco Erich Fromm l’uomo appare come un essere profondamente influenzato dal contesto socio-economico, sospeso tra il bisogno di libertà e la paura dell’isolamento, che tende ad alienarsi nel consumismo o a fuggire dalla responsabilità. Attraverso la psicoanalisi umanistica, propone un “uomo nuovo” orientato all’essere (amore, creatività, solidarietà) anziché all’avere. Attualmente, quello che rimane , dell’homo sapiens, faber, ludens, , vediamo un uomo coinvolto in un percorso di progressiva disumanizzazione, sembra essersi evoluto in homo negans, disumanizzante, in cui l’uomo stesso si è imprigionato secondo una logica che lo ha portato alla decadenza della ragione.

L’homo negans è colui che sa dire di no, ma anche di si, si tratta dell’uomo che è capace di dissentire, di opporsi anche se la maggior parte degli uomini dice di si. E’ colui che dal punto di vista della potenzialità umana si distingue dagli altri esseri per la capacità di dire di no. Oggi la specie dell’Homo negans non è più particolarmente rara. Inoltre “se la capacità di dubitare, di criticare, di disobbedire può essere tutto ciò che si interpone tra un futuro per l’umanità e la fine di una civiltà dobbiamo, fortemente, augurarci che l’homo negans riemerga dal suo torpore.

La visione di Donald Trump come esempio di homo negans si basa su diverse analisi del suo stile politico e comunicativo, specialmente nel suo approccio alle politiche inclusive e alla realtà dei fatti. Il trumpismo si fonda sulla negazione della validità delle istituzioni tradizionali e dell’ordine politico consolidato (la “palude” da prosciugare), proponendo un ritorno a una visione conservatrice e, secondo alcuni, suprematista, specialmente in reazione alle politiche dell’era Obama. In sintesi, Trump come homo negans agisce attraverso la negazione delle identità non conformi, il rifiuto delle politiche inclusive e la messa in discussione delle verità istituzionali, imponendo una nuova realtà basata sulla sua narrativa.Il discorso pubblico e politico di Donald Trump è spesso caratterizzato da un utilizzo diretto e intenso del linguaggio, definito da alcuni analisti come una forma di “odio” o “retorica crudele” rivolta contro gli avversari politici, le istituzioni e i media. Questo stile mira a polarizzare il dibattito e a delegittimare chiunque si opponga alle sue posizioni, descrivendo i critici con nomignoli offensivi.

Gigino Adriano Pellegrini

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