Legge elettorale: Meloni…in continuità con la legge Acerbo

Punture di spillo 2026

Se nasci tondo non puoi morire quadrato. E così Meloni sulla nuova legge elettorale “non tradisce” le sue… origini coltivate nelle sezioni di Colle Oppio. Per imbrogliare gli italiani si può anche cambiare nome al proprio partito ma se nel simbolo mantieni la fiamma del “fu” Movimento Sociale di Giorgio Almirante e se il “tuo” Presidente del Senato si vanta di avere a casa un busto di Benito Mussolini, si capisce perché Giorgia Meloni proponga una riforma elettorale … in continuità con la legge fascista Acerbo. Diciamo che “si sente a casa sua”.

Prima di entrare nel merito c’è da chiedersi se questa sia la priorità del Paese o se non sia meglio, nell’ultimo anno di legislatura, mettere una “toppa” ai tanti problemi “inevasi” degli italiani: nella sanità pubblica ridurre subito le liste di attesa con l’assunzione di medici e infermieri, nel lavoro fissare un salario minimo al di sotto del quale c’è solo sfruttamento, provvedimenti immediati per cominciare a ridurre il costo dell’energia e la dipendenza dal gas. Come chiedono le famiglie e le imprese.

Chiudere gli occhi su queste priorità significa vivere in una “bolla” senza alcun riscontro con la realtà, anche se la Premier ci fa sapere che lei trova il tempo anche per fare la spesa. Forse accompagnata sempre dalla moglie del suo caposcorta. Ma non ci dice se nel carrello mette generi di prima qualità oppure, come tanti italiani costretti a prove di equilibrismo economico, offerte di prodotti in scadenza.

A questo punto quindi, non stabilità di governo ma un modo per restare a Palazzo Chigi senza pagare il conto di aver chiuso orecchie ed occhi sulle necessità “vere” degli italiani. Ma torniamo alla nuova legge elettorale. Curioso che Meloni se ne ricordi ad un anno dalle elezioni e dopo il campanello d’allarme del referendum. E curioso che si appelli alla necessità di una stabilità, lei che ha governato (si fa per dire) senza che nessuno per quattro anni l’abbia disturbata consentendole di raggiungere il record di durata.La riforma messa in campo, con le liste bloccate e con un premio eccessivo alla coalizione vincente, ricorda molto le proposte che un secolo fa portarono alla legge Acerbo e, nel 1925, alle “attribuzioni e prerogative del capo del governo, primo ministro segretario di Stato”.Modifiche a quella legge Acerbo che ricordano molto il Premierato che Meloni, per ora, ha dovuto “parcheggiare” in un vicolo adiacente Palazzo Chigi perché anticostituzionale, in attesa di poterlo attuare con legge ordinaria attraverso il “cavallo di Troia” della riforma elettorale.

Un proverbio recita: trovata la legge, trovato l’inganno.

PdA

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