Beaumont sur Mer-
“Muoiono le città, muoiono i regni,copre i fasti e le pompe arena ed erba,e l’uom d’esser mortal par che si sdegni:oh nostra mente cupida e superba!” T.Tasso
L’era del coronavirus ha messo a dura prova il mondo e tutta l’Europa, e i nostri leader e le nostre istituzioni hanno fallito in modo clamoroso. Questo fallimento non dovrebbe sorprendere: al di là della frenesia dei social media e delle dinamiche politiche da reality show, le verità profonde della nostra epoca sono l’incompetenza delle élite, l’esaurimento culturale e la fuga dalla realtà verso la fantasia. Con uno sguardo critico su queste tendenze, “la società decadente” spiega cosa accade quando una società potente smette di progredire: come la combinazione di ricchezza e competenza tecnologica con la stagnazione economica, lo stallo politico e il declino demografico crei una crisi di civiltà senza precedenti.
Quanto più fui colpito dalla decadenza e dalla volgarità della cultura americana, tanto più tornavo al pensiero di Pitirim A. Sorokin (1889-1968).Arrivai in Nord America un anno prima della sua morte, Sorokin stava già iniziando a svanire quando negli anni sessanta, il suo anticomunismo, la critica al permissivismo sessuale e il suo conservatorismo culturale si contrapponevano nettamente alle tendenze socio culturali di quegli anni. Erano gli anni del grande e irripetibile movimento hippy la contestazione alla guerra in Vietnam. Non aiutava il fatto che la storia personale di Sorokin gli conferisse molta poca credibilità rispetto ai suoi colleghi nel discutere i grandi dibattiti ideologici della guerra fredda.Fu una carriera straordinaria, la sua.
Nato in Russia e profondamente radicato nell’ortodossia russa, Sorokin trascorse un periodo in prigione per la sua opposizione allo zar. Partecipò alla rivoluzione di febbraio e divenne un funzionario del regime di kerensky, ma ovviamente si trattò di una situazione temporanea. Dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi in ottobre, Sorokin si dedicò agli studi di sociologia, diritto e Penologia, il ramo della criminologia che studia scientificamente le pene, le misure di sicurezza e la loro esecuzione. Si concentra sulle finalità della sanzione, inclusi il recupero, la riabilitazione e il reinserimento sociale del condannato, esaminando l’evoluzione delle sanzioni e la gestione dei criminali per una giustizia più equa. Sorokin criticò aspramente il nuovo regime comunista e si trovò di fronte alla scelta tra prigione, esecuzione o esilio. Scelse l’esilio. Emigrato negli stati uniti, insegnò sociologia all’università del Minnesota e in seguito fondò il dipartimento di sociologia di Harvard. Abbandonando il suo precedente impegno per una sociologia “empirica”, sviluppò quella che si potrebbe definire una sociologia normativa, influenzata dai suoi stessi principi filosofici e religiosi.
Combattivo e sarcastico, Sorokin fu protagonista di alcuni celebri dibattiti accademici. Il suo rivale, il sociologo Talcott Parsons di Harvard, riuscì infine a farlo rimuovere dalla carica di capo dipartimento nel 1955. Continuò a scrivere fino alla sua morte, avvenuta nel 1968, concentrandosi sul ruolo imprescindibile dell’altruismo in una vita sociale sana.Tornando sul sentiero maestro e sebbene decadenza e cultura siano concetti incompatibili – la prima basata sull’idea di decadimento e la seconda su quella di crescita – la decadenza costituisce una forma di cultura a sé stante, per quanto possa andare controcorrente rispetto alla cultura dominante.
Questo paradosso fondamentale è evidente nella letteratura prodotta da figure come Baudelaire, Arthur Symons, Oscar Wilde e molti altri, i quali trassero ispirazione creativa da un senso di declino storico, pessimismo filosofico e perversione sessuale. Inoltre, la cultura della decadenza non riguarda solo forme di espressione estetica come la letteratura e l’arte, ma anche l’esperienza sensoriale e vissuta, per quanto autodistruttiva possa essere.
Questa “decadenza vissuta”, peraltro, era – ed è – accessibile non solo ad artisti e scrittori ai margini della società, ma anche alla borghesia economicamente sicura e socialmente in ascesa, beneficiaria proprio di quella modernità contro cui tanti decadenti si schierarono.Una società “decadente” viene comunemente descritta come caratterizzata da modelli di declino culturale, morale, economico e politico rispetto alle norme precedenti o alle proprie esigenze di sopravvivenza. Il termine “decadenza” è un giudizio carico di valori, piuttosto che una diagnosi neutra; tuttavia, emergono caratteristiche ricorrenti nelle analisi storiche e nelle interpretazioni analitiche come l’erosione dello scopo civico: la vita pubblica si sposta da obiettivi condivisi e lungimiranti (sicurezza, infrastrutture, istruzione) al consumo, allo spettacolo e al comfort privato. I beni pubblici a lungo termine vengono trascurati. Autoindulgenza ritualizzata: il consumo ostentato, il tempo libero elaborato e la segnalazione dello status dominano i comportamenti e l’allocazione delle risorse. Il lusso e la novità diventano fini a sé stessi.
Gigino Adriano Pellegrini