QUALCUNO GIOCA COL MONDO

Beaumont sur Mer –

…Tanto tempo fa nasceva il mondo,con hey, ho, il vento e la pioggia,ma questo è tutto, il nostro gioco è fatto e ci impegneremo a compiacervi ogni giorno. W. Shakespeare

La pubblicazione: “The Dangerous Case of Donald Trump” Il rischioso caso di Donald Trump,” è stato redatto da 27 psichiatri, psicologi e altri professionisti della salute mentale in America. In separati articoli, sostengono che Trump manifesta una forma di “narcisismo patologico”, “edonismo sfrenato attualmente” e “disturbo delirante”, tra gli altri problemi.

Trump sarebbe un individuo con un disturbo di personalità caratterizzato da un bisogno estremo di ammirazione, grandiosità, mancanza di empatia e manipolazione affettiva. Le relazioni, con persone affette di questa patologia, sarebbero turbolente, alternate tra idealizzazione e svalutazione del partner, spesso portando a manipolazione emotiva e sfruttamento. Altri specialisti della salute mentale hanno anche firmato una petizione affermando che Trump “manifesta una grave malattia mentale che lo rende psicologicamente incapace di svolgere con competenza i doveri di Presidente degli Stati Uniti”.

Una delle voci più autorevoli che si interroga sulla salute mentale di Trump è Bandy Lee, professoressa presso la Yale School of Medicine. Non è la sola. Lee afferma che “in nessun altro momento della storia degli Stati Uniti un gruppo di specialisti della salute mentale si è mostrato così collettivamente preoccupato per la pericolosità del presidente in carica”.

Mi rendo conto che, trattare Donald Trump come un caso psichiatrico, è estremamente complicato a causa di una combinazione di rigide linee guida etiche, dei limiti delle diagnosi “da poltrona”, della distinzione tra tratti della personalità e malattia mentale, e della natura politica, piuttosto che medica, delle sue azioni.

L’American Psychiatric Association (APA) ha una rigida linea guida etica nota come Regola Goldwater, che afferma che non è etico per gli psichiatri esprimere un parere professionale sullo stato mentale di una figura pubblica che non hanno esaminato personalmente e per la quale non hanno ricevuto il consenso a parlarne. Questa “regola” sarebbe stata creata per prevenire la stigmatizzazione delle malattie mentali e per proteggere l’integrità della professione da diagnosi amatoriali o motivate da ragioni politiche. La maggior parte degli esperti che aderiscono a questa regola sono rimasti in silenzio, lasciando la discussione a coloro che sono disposti a infrangerla.

La prima sezione della “regola Goldwater” affronta direttamente le questioni descrittive e diagnostiche. In questa sezione, l’analisi si limita a varie combinazioni di personalità narcisistica (a volte associata a personalità antisociale), narcisismo maligno, disturbo bipolare, personalità paranoide e psicosi paranoide, e a qualche forma di deterioramento cognitivo che riflette i primi segni di demenza.

La seconda sezione, “Il dilemma di Trump”, è “Il dilemma degli psichiatri” e affronta il tema della pericolosità. L’attenzione si concentra meno sulla formulazione di una diagnosi e più sulle dichiarazioni provocatorie di Trump in un ampio ventaglio di contesti, dichiarazioni che hanno minato la credibilità dei servizi segreti statunitensi e incitato ad aggressioni contro oppositori politici e giornalisti, commenti superficiali sull’uso di armi nucleari, insulti rivolti ai leader di nazioni amiche e provocazioni infantili nei confronti dei leader di nazioni meno amiche.

La terza sezione, “l’effetto Trump”, presenta diversi capitoli che analizzano gli effetti della retorica del presidente sulla psiche collettiva e individuale di coloro che non sono soddisfatti del suo operato.

Alcuni di questi capitoli arrivano quasi a diagnosticare metà della popolazione americana come vittima dei suoi comportamenti iperbolici e aggressivi. Trovo questa posizione disfattista molto deplorevole, poiché le “marce” organizzate a Washington e l’occupazione di Capitol Hill vi sono i tentativi, peraltro infruttuosi, di spiegare o minimizzare l’elezione di Trump e il fatto inaccettabile che una minoranza numerosa e molto rumorosa di americani appoggi fortemente le sue politiche, comprese le sue posizioni anti-immigrazione e razziste.

Gigino Adriano Pellegrini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *