POLITICA: GUIDATI DA “NANI” CHE SI CREDONO “GIGANTI”

Punture di spillo 202

L’Italia è un paese strano. Sono dodici anni che non riusciamo ad andare ai Mondiali e tutti a chiedere all’industria del calcio una sua rifondazione. Ma non siamo altrettanto solerti con la politica dove personaggi come Tajani e Salvini arrivano, certo non per loro meriti, alla Vicepresidenza del Consiglio. E tutti zitti. Come se fosse naturale che ruoli così importanti vengano ricoperti da esponenti così imbarazzanti. E purtroppo sono in buona compagnia!

E’ dai tempi di Silvio Berlusconi – che però verrà ricordato come un gigante rispetto a chi ne ha raccolto l’eredità – che stiamo assistendo all’ingresso in politica di una classe dirigente davvero mediocre: In Parlamento e di conseguenza nel Governo.

Il fenomeno riguarda soprattutto la Destra con i Donzelli, i Bignami, i Vannacci ma non assolve la Sinistra dei Boccia e delle Braghe con il risultato che a scontrarsi sono le Meloni, le Schlein o i Conte.

In passato, veri leader, la scelta era tra i Fanfani, i Moro, gli Andreotti da un lato, gli Spadolini, i Craxi dall’altro con l’Opposizione affidata a pesi massimi del calibro di Occhetto e Berlinguer. Allora, tutte rose e fiori mentre oggi solo foglie secche? No. Per lo scandalo Montesi Attilio Piccioni ci rimise la carriera politica e per la Lockheed il Presidente Leone, poi riabilitato, lasciò il Quirinale. Ma erano giganti, non nani politici come Sangiuliano, Delmastro Santanchè.

Due, a mio avviso, le cause principali: Innanzitutto, la morte dei partiti con la chiusura delle sezioni, vere palestre politiche, e la fine delle preferenze. Poi, il moltiplicarsi di leggi elettorali modificate a fine legislatura per vincere nonostante l’insufficienza dell’azione governativa. E’ vero che per essere eletti esistevano scorciatoie non proprio nobili come ad esempio il voto di scambio e il “disco verde” dei capibastone. Ma oggi è cambiato qualcosa?

E poi chi riusciva ad andare in Parlamento ci arrivava con un bagaglio di esperienze e le spalle forgiate in anni di vita politica nei partiti, nelle elezioni comunali, provinciali e regionali. Solo alla fine l’approdo nelle aule parlamentari.

Oggi, no. La scelta viene fatta in partenza dai Gruppi dirigenti in base alla “fedeltà” e spesso si assiste alla promozione di autisti e portaborse. Più fidati di così… Il colmo è che questi “lillipuziani” della politica non si limitano ad occuparsi, male, dell’ordinaria amministrazione ma hanno avuto anche la pretesa di mettere mano alla riforma della Costituzione. Non sono i soli. In passato ci sono stati tentativi ma quasi tutti andati a vuoto. Alla base, impreparazione e fretta. Solo che “la gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi”. Vediamo ora cosa accadrà con la riforma elettorale, se anche in questa occasione si andrà avanti “fregandosene” della condivisione. A Destra si è infatti convinti che decide solo chi vince! Con il referendum il Paese ha mandato un segnale. Sarà raccolto?

PdA

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