All’auditorium ‘San Bartolomeo’ di Eboli, venerdì 10 aprile, informa Ad kronos-si discuterà di caporalato,da una videoinchiesta del 1981 di Vito Pompeo Pindozzi, ‘Il caporalato: una storia antica’ per arrivare ad oggi.(A 45 anni di distanza il lavoro rimane di grande attualità.)
Ne discuteranno con l’autore Geppino D’Amico, giornalista e Alferio Bottiglieri, segretario generale Flai-Cgil di Salerno. L’evento si svolge sotto l’egida del Rotary Club di Eboli.
Il caporalato è un reato, per cui sono imputabili sia chi recluta (il caporale) che chi “utilizza, assume o impiega manodopera” (il datore di lavoro), sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento. Il lavoratore non è invece punito per il solo fatto di lavorare senza contratto o senza permesso di soggiorno.
Il caporalato anche a Eboli rappresenta una forma pervasiva di sfruttamento lavorativo, specialmente in agricoltura (la “California d’Italia”).È un’agricoltura d’eccellenza quella della fertile Piana del Sele, un territorio di circa 600 chilometri quadrati che si estende a sud di Salerno. Oltre quattomila imprese agricole,
seimila ettari di serre e molti comparti agricoli: dall’olivicolo al vitivinicolo, dal lattiero-caseario all’allevamento, dall’orticultura alla fragolicoltura e, in special modo, alla produzione d’insalate pronte per il consumo.
Nonostante la chiusura dei ghetti storici, persiste il cosiddetto sfruttamento migrante attraverso sottopaghe, nero e il “caporalato abitativo”. Il fenomeno coinvolge intermediari illeciti che reclutano manodopera irregolare o contrattualizzata ma sottopagata.
Attualmente Il Commissario Straordinario per il superamento degli insediamenti abusivi e la lotta allo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, Generale Giovanni Maria Macioce è chiamato a garantire, attraverso i poteri di coordinamento e di intervento riconosciutigli dal D.P.C.M.