Referendum…Ada scrive a Viagginet.Perche’ voto No.

Durante questa estenuante e per molti versi disgustosa campagna refendaria, mi sono molto, e forse ingenuamente, impegnata nel cercare di capire tutti gli aspetti tecnico/normativi dei quesiti a cui dovrò dare una risposta nelle urne: 1) ho preso la costituzione; 2) ho letto e riletto i sette articoli che vengono a modificarsi con il D L sul quale si voterà; 3) ne ho parlato con persone di legge; 4) mi sono resa conto che la questione è assai delicata e che il mio voto sul merito potrebbe essere determinato sia dalla mia adesione a uno o all’altro schieramento politico, sia da esperienze personali, quindi un voto non completamente libero.

Solo successivamente mi sono trovata a osservare la questione da un altro punto di vista, che mi ha dato molta più tranquillità sulla scelta da fare: è vero potrei non essere in grado di valutare il merito, ma sono sicuramente in grado di valutare il metodo, perché il metodo è tracciato, è normato, è oggetto della mia riflessione e non è soggetto ad essa.

Secondo autorevoli costituenti, tra cui Piero Calamandrei, quando si discute di riforme costituzionali il governo dovrebbe rimanere in secondo piano, perché la Costituzione appartiene al Parlamento e al popolo, non all’esecutivo. I decreti legge invece sono proposti e scritti dal governo.Nella fattispecie il dibattito parlamentare è stato ridottissimo e non sono stati accolti emendamenti portando all’approvazione di un testo molto vicino a quello originario dell’esecutivo.

Questo percorso non è aderente allo spirito di condivisione che dovrebbe caratterizzare le modifiche costituzionali.Infatti l’articolo 138 della Costituzione stabilisce che le modifiche costituzionali, per non essere sottoposte a referendum, devono essere approvate dalle Camere con la maggioranza dei due terzi, ciò per evitare che le modifiche stesse siano aderenti soltanto alla maggioranza del momento e che di conseguenza ogni maggioranza possa modificare a suo piacimento la Carta Costituzionale che è di tutti.

Quindi se è vero che sono così necessarie le modifiche costituzionali riguardanti la magistratura, i nostri cari parlamentari si mettano al lavoro per attuare modifiche condivise da un’ampia maggioranza, altrimenti che li paghiamo a fare?Ci eviterebbero anche di caricarci i costi dei referendum, sempre il popolo paga.

Soprattutto per questo voto NO

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