Beaumont sur Mer –
In questi giorni mi ritrovo spesso a pensare all’antica Grecia.Ripenso ad una statuetta rappresentante Socrate sulla scrivania del professor Reda. A volte sono assillato da dubbi e mi appare quella statuetta e mi tornano in mente le pagine scritte dal suo discepolo Platone. Quando scoppiò la rivoluzione in Atene, gli uomini combatterono per essa o contro di essa, strenuamente, fino alla morte. La democrazia vinse, il fato di Socrate fu deciso: egli era il capo spirituale del partito ribelle, quantunque fosse stato personalmente pacifico; era la fonte dell’odiata filosofia aristocratica, il corruttore dei giovani, sbronzi di diatribe. Come dicevano Anito e Mileto, era meglio che Socrate morisse.Il mondo sa il resto della storia, poiché Platone la scrisse in una prosa più bella della poesia. Noi abbiamo la fortuna di poter leggere per nostro conto quella semplice e coraggiosa, se non leggendaria Apologia, o difesa, in cui il primo martire della filosofia proclamò i diritti e la necessità del libero pensiero, sostenne il valore di esso nei confronti dello Stato e non volle chieder grazia a una folla che aveva sempre disprezzato. La folla aveva pieni poteri di perdonarlo; egli si rifiutò di appellarsi ad essa. Fu una singolare conferma delle sue teorie il fatto che i giudici desiderassero di metterlo in libertà, mentre la folla sdegnata votò la sua morte. I suoi amici andarono a trovarlo in prigione e gli offrirono il mezzo per sfuggire alla morte : facilmente essi avevano corrotto tutti gli ufficiali che si interponevano tra lui e la libertà. Egli rifiutò. ” Fatevi coraggio -egli disse agli amici addolorati – e pensate che seppellite soltanto il mio corpo”. Chissà, potrebbe essere giunto il momento di aprire almeno un occhio e prendere atto che queste e l’invasione della Ucraina, forse, non è solo un fenomeno biologico che colpisce l’uomo at random. Forse servirebbe, per comprenderne il malessere considerare, quel che è venuto giù, da non si sa dove: le “scelte” culturali, economiche, il commercio globale, la fitta rete di relazioni internazionali, insieme ad alcuni congegni ideologici di paura e panico come gli interventi massmediatici al totale servizio dei potenti della Terra.
Un pessimo esempio è rappresentato da quello che ho visto l’altra sera da un ex assistente Rai, figlio di un senatore socialista, se non vado errato. In Italia abbiamo sempre avuto qualche ‘protettore’ che ha sentito un irrefrenabile impulso di trattare i suoi simili, anche se figli, come animali domestici.A volte, in televisione, all’improvviso, cade il velo dell’ipocrisia e qualcuno dice ad alta voce quello che milioni di persone pensano da tempo.
È successo durante il Data Room di Milena Gabanelli, all’interno del Tg La7 diretto da Enrico Mentana, quell’assistente RAI che nel 1983- 84 durante il festival del Cinema a Venezia, chiamavamo affettuosamente “Chicco”).Parlando dei rapporti tra Italia, Europa e Stati Uniti, Chicco-Mentana ha ricordato il legame storico con Washington e il ruolo avuto dagli americani durante la Seconda guerra mondiale.“Gli Usa sono il nostro principale alleato per scelta e anche perché ci liberarono 80 anni fa. Però il problema si pone, il problema Trump”.
Ed è a quel punto che Milena Gabanelli ha risposto con sincerità: “D’accordo, ci dobbiamo fare i conti, ma mi pare che quello che è successo 80 anni fa sia stato ripagato, li abbiamo ringraziati, continuiamo a ringraziarli.Però non è che Dio ci ha ordinato di metterci a 90 gradi”.Parole semplici, dirette, perfino brutali nella loro chiarezza. Ma proprio per questo incredibilmente efficaci.
Gigino Adriano Pellegrini