Punture di spillo 7/26 –
Una iniziativa cinica e ad orologeria, l’annuncio della Destra di una riforma elettorale che Valentino o Armani non avrebbero potuto cucire meglio sul corpo un po’ tozzo di Giorgia Meloni. Ma il referendum contro i giudici bussa alla porta e la rimonta del “NO” non fa dormire sonni tranquilli alla Premier che ha trovato un diversivo nella riforma elettorale.
Di notte gli sherpa della coalizione si sono ritrovati nella “sartoria” di via della Scrofa dove l’aspirante “couturier” Donzelli, armato di ago e filo, si è confrontato con gli altri “sartini” per confezionare per l’inaugurazione nel 2027 della nuova legislatura un abito buono anche – non ci saranno altri soldi – per la cerimonia d’insediamento nel 2029 della nuova Presidente della Repubblica. Almeno questi gli auspici di chi fino a qualche anno fa comprava i vestiti al mercato dell’usato.
Scherzi a parte, i “congiurati” – essendo la riunione notturna – hanno definito un testo ma non sanno ancora come chiamarlo. Dopo il Mattarellum, il Porcellum e il Rosatellum ci si chiede se il nuovo sistema passerà alla storia di questo Paese come “Donzellum” o come “Stabilicum”.
In proposito sorgono due domande: Perché si lavora ad una legge elettorale in nome della “stabilità” quando Giorgia si vanta giustamente di durare da quattro anni e si avvia a festeggiare la fine della legislatura? Viene il sospetto che la Meloni si renda conto in quattro anni di non aver fatto nulla, avendo tradito tutte le aspettative della campagna elettorale, e di temere che il prossimo anno, senza PNRR, la crisi economica si farà sentire in maniera ancora più acuta. La Premier rischia di finire come Maria Antonietta che offriva croissant al popolo affamato. Di qui l’esigenza di blindarsi con una legge elettorale cucita sulle sue esigenze e – perché no – nell’ultimo mese utile per portare a casa il referendum, accentrare l’attenzione su questa nuovo elemento di discussione, e distogliere l’attenzione dalle “scivolate” di Nordio.
E’ prematuro addentrarsi sulla bozza che i “sartini” hanno imbastito ma alcune domande sorgono spontanee: Perché gli italiani saranno chiamati a scegliersi chi guiderà il governo ma non avranno questo privilegio per i parlamentari che invece saranno nominati dalle segretarie di partito?Ed ancora: Meloni ricorda che l’11 marzo 2014 lo definì “uno schifo” e che ad Atreju, il 24settembre 2017, disse che “le liste bloccate c’erano nel fascismo”? Oppure: “quando c’è la lista bloccata devi sostanzialmente compiacere il capo corrente”? E perché anche questa volta, come è avvenuto per la riforma contro i giudici, la maggioranza “apre” ad un confronto con le opposizioni avendo già definito tutto? Sinceramente l’offerta appare ipocrita!
Tutte domande che purtroppo rimarranno senza risposte non amando, la Premier, parlare con i giornalisti. Ma attenzione: Sono quattro anni che assistiamo ad una Presidente del Consiglio che dice l’opposto di quello che “gridava” quando era all’opposizione ed ora “bissa” con la riforma elettorale. Il vaso delle contraddizioni è colmo e Giorgia rischia di chiedere a Donald che la portaerei Geraldo Ford, spurgati i bagni intasati, faccia rotta nelle nostre acque per risolvere anche il nostro problema!
PdA