Sembrava una passeggiata e invece… Sondaggi molto riservati – che non conosceremo mai – preoccupano non poco via della Scrofa ed hanno costretto Giorgia Meloni ad uscire allo scoperto. Ma andiamo indietro nel tempo. La maggioranza bulgara ottenuta alle politiche del 2022, anche per insipienza delle opposizioni, l’avevano convinta della possibilità di puntare al premierato, pur conoscendo le perplessità degli alleati. Per superarle, e non avere i bastoni tra le ruote nell’iter parlamentare della “mamma di tutte le riforme”, la Premier propose loro due riforme-bandiera da far camminare in parallelo al premierato. La Lega chiese l’Autonomia e Forzato Italia il vecchio disegno berlusconiano: picchiare in testa ai magistrati con una riforma che in qualche modo li rimettesse in riga.
Si capisce ora perché un marpione navigato come Ignazio Benito La Russa, di fronte ai problemi incontrati nell’iter parlamentare, si sia lasciato scappare se “ne sia valsa la pena” e perché Meloni, memore di quello che era avvenuto con Renzi, inizialmente si sia ben guardata dal metterci la faccia. In effetti, il referendum del 22 e 23 marzo non interessa la Lega e in un primo momento neppure Fratelli d’Italia. La riforma – una riformetta per dirla con Cacciari – riguarda i berlusconiani e solo in questi ultimi mesi è diventata un cavallo di battaglia anche della Premier, ma per motivi del tutto diversi da quelli del Cavaliere. E non è un caso che, una volta approvata, Forza Italia sia scesa in piazza con striscioni inneggianti allo scomparso Cavaliere. Il provvedimento non risolve i problemi della giustizia – ed il primo a riconoscerlo è lo stesso ministro Nordio – non accorcia i tempi dei processi, non aumenta il numero dei magistrati e dei cancellieri, non risolve i problemi delle carceri e non ci sono, come invece per Berlusconi, indagati da “salvare”.Come tutti i provvedimenti di una Destra “decisionista” – e questo è il suo tallone d’Achille – non si è mai cercato un accordo con l’opposizione. Come il testo è entrato in Parlamento, così è stato approvato al termine delle quattro letture costituzionali, e senza cambiare neppure una parola.L’idea è sempre quella che, se vinci, prendi tutto e fai quello che la “tua” maggioranza vuole.
L’obiettivo non è di governare, e quindi cercare il consenso, ma di comandare: Io deciso e tu… subisci!In quest’ottica è chiaro che la riforma contro i giudici, inizialmente berlusconiana, è diventata politica ed ha investito quindi la stessa Presidente del Consiglio che ne avrebbe fatto volentieri a meno.Ma allora la gente – che di questa riforma capisce poco o niente perché essenzialmente tecnica – si sta convincendo che bocciare il referendum della Destra può significare anche dare un segnale assai critico nei confronti di un Governo che in quattro anni non ha fatto niente, ha reso il Paese più povero e meno sicuro, con il rischio per giunta di trumperizzarsi.Oggi i sondaggi – ma quelli in mano alla Meloni sono ancora più negativi – danno un testa a testa tra i favorevoli alla riforma e i contrari che stanno vistosamente guadagnando l’iniziale svantaggio.
Nulla è comunque deciso, manca ancora un mese e tutto può succedere ma la Premier si è vista costretta a scendere in campo per non affrontare la fine della legislatura da “anatra zoppa”. Ci riuscirà? Nascondete Nordio e… ubriacatelo. Il mojito ci riuscì con Salvini, chissà se lo spritz sortirà lo stesso effetto?
PdA