MELONI HA TOPPATO NEL CRITICARE IL GIUDICE DELL’IMMIGRATO LIBICO

Sarà perché irritata dalle parole di Mattarella al CSM, sarà per il rischio di scarsa affluenza al referendum contro i giudici, sarà per i centri in Albania che ancora non funzionano, sarà perché sotto pressione per l’accusa di eccessivo “servilismo” verso Trump, ma Giorgia Meloni ha sbagliato a criticare il giudice di Roma che ha deciso di risarcire con 700 euro il migrante libico portato illegalmente nel centro di Gjader.

E’ un fatto che anche questa volta la Premier ha reagito “di pancia” prendendosela con un magistrato, Corrado Bile, del tutto estraneo alle polemiche piuttosto sguaiate di ambo le parti tra politici e giudici.

Parliamo di una Presidente del Consiglio che, prima di sputare veleno, farebbe bene ad informarsi sui destinatari dei suoi strali. E i mezzi di conoscenza ovviamente non le mancano.

La Ducetta ha accusato il povero Bile di essere parte di una magistratura che Salvini chiama “zecche rosse”. Ebbene, se si fosse bene informata, avrebbe saputo che il magistrato non è iscritto all’ANM e che non ha mai fatto parte di alcuna delle correnti di cui parlava Palamara. Non è quindi una delle “toghe rosse” tanto temute dalla Destra e… oggetto del referendun del 22 e 23 marzo. Inoltre avrebbe saputo che Bile ha collaborato in via Arenula con i ministri Alfano, Mastella e Scotti, non certo “sinistrorsi”, di essere stato a Palazzo Chigi sia con Berlusconi che con Letta, e che in 30 anni di carriera i suoi provvedimenti sono stati apprezzati o criticati da una parte e dall’altra.

Il problema è un altro e riguarda il rispetto delle procedure che il magistrato è tenuto a rispettare e a far rispettare. Non risulta che il giudice abbia mai detto che i migranti non vanno portati in Albania o se, ricorrendone le condizioni, non debbano essere espulsi. Ma il tutto va fatto osservando le leggi che il Governo scrive e seguendo rigorosamente le procedure. Se queste non vengono osservate, ecco che s’incappa nelle “maglie” delle leggi che vanno fatte rispettare.Nel caso poi oggetto della sentenza del giudice Bile c’è il mancato rispetto dei diritti della persona. E’ vero che sull’immigrato algerino pendono 23 condanne e che non si riesce a rimpatriarlo ma si dimentica che è padre di due bambini, la loro mamma è italiana e che si trovava in un Cpr da cui è stato trasferito senza preavviso e senza motivazione. E qui entra in gioco la legge che prevede la tutela di un nucleo familiare con bimbi piccoli e l’interesse di questi ad incontri con il padre. Non si possono criticare i giudici della ”famiglia del bosco” e avere un diverso comportamento nei confronti dell’immigrato algerino, come non si possono applaudire i magistrati che in Sicilia assolvono Salvini e criticare quelli che condannano Delmastro.Occorre una unicità di giudizi e leggi più chiare, anzi scritte meglio. Forse per il Governo “del merito” questo è il vero problema, non la sentenza del giudice Corrado Bile!

PdA

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