IL TURBO ITALO-TEDESCO HA FATTO FLOP E MELONI… SI NASCONDE

Ad inizio settimana Giorgia Meloni, arrivata infreddolita al vertice informale nel castello di Alden Biesen, esulta per l’intesa con il Cancelliere tedesco Friedrich Merz e per aver sostituito Roma a Parigi nella relazione preferenziale con Berlino. Ma si è affrettata a dire che “non è qualcosa che si fa contro qualcuno”.

Anche perché Paesi come la Spagna e l’Irlanda, che non erano stati invitati , non avevano nascosto la laro irritazione. Il giorno dopo, con la scusa dell’influenza ma tranquilla e soddisfatta per aver messo in moto il turbo italo-tedesco e per il ruolo che l’Italia può giocare, ha disertato la Conferenza sulla sicurezza di Monaco ed è partita per l’Etiopia dismettendo le felpe e passando per il gran caldo ad abiti più leggeri ai quali aveva pensato l’accompagnatrice Patrizia Scurti, moglie del fidato caposcorta. Evidentemente la Premier non era più influenzata. Probabilmente la solerte Segretaria le avrà somministrato qualche compressa di tachipirina. Ma la febbre – Palazzo Chigi non lo dice – potrebbe esserle tornata di colpo quando ha sentito il duro discorso di Merz a Monaco contro Trump, le cui politiche hanno causato una “profonda frattura con l’Europa”.

Apriti cielo! Come si può “attaccare” un uomo “di pace” come Trump! Si è capito che Giorgia non ne sapeva nulla. O forse, proprio perché lo sapeva, ha preferito – com’è sua natura e in Italia ne sappiamo qualcosa – eclissarsi.

Meloni, a scanso di pericolosi equivoci e per non essere accostata al Cancelliere tedesco con il quale il giorno prima “andava d’amore e d’accordo”, ha chiarito subito di non condividere le critiche di Merz alla cultura Maga e, per tenersi buono il duo Trump-Vance, ha annunciato che l’Italia parteciperà al controverso Board of peace. Una domanda? Il nostro Ministro degli Esteri lo sapeva? E nel Consiglio dei Ministri se n’è parlato? Davvero un inedito, perché non risulta che ne sia stato messo al corrente né il Capo dello Stato né il Parlamento. Ovviamente una formalità vista la maggioranza bulgara “usa obbedir tacendo” dove “non si muove foglia” che Giorgia non voglia. E forse… anche Arianna!

E lo si è visto nella riforma contro i giudici approvata “alla bersagliera” in quattro letture e senza cambiare neppure la punteggiatura. E lo si vedrà anche con i centri di detenzione in Albania e con il blocco navale. Due misure che, al di là di quello che sostiene il Governo, non sarà facile adottare. In particolare, proprio per il blocco navale. Infatti, se gli arrivi via mare calano e le vittime dei naufragi aumentano come ci dicono i dati Frontex, invece di fermare le Ong, sarebbe meglio incrementare i soccorsi in mare, non ostacolarli.

E’ vero che il blocco navale è stata una delle misure “bandiera” annunciate dalla Destra nella campagna elettorale del 2022. Ma da allora la situazione – a parte Salvini che ha dati “ad uso e consumo” di propaganda personale – è cambiata. Dopo i 385mila ingressi alle frontiere europee del 2023, i flussi sono scesi: 240mila nel 2024 e 178mila nel 2025. Una situazione che giustifica il blocco? Forse per Salvini, non per Meloni che punta ad avere un ruolo politico tra i ”Grandi”. Ma per il prossimo mese, considerato il referendum contro i giudici del 22 e 23 marzo, meglio insistere. Poi, a seconda di quale sarà la risposta dei cittadini, si vedrà. Dopo un anno sono previste le elezioni politiche e la Destra dovrà valutare se affrontarle in una corsa…vincente o con una Premier… azzoppata!

PdA

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