L’uscita dell’ex generale Vannacci dalla Lega apre parecchi interrogativi. Uno particolarmente inquietante: …e se il “divorzio” da Salvini fosse stato “aiutato” dalla destra americana? Nello scacchiere mondiale, e quindi anche in Italia, è tutto in movimento. Una cosa è certa: Alle politiche del 2027 non ci si arriverà con l’attuale assetto politico, per cui non è da escludere che Trump, molto pragmatico, abbia cambiato l’obiettivo su cui puntare: Non più la cavallina allevata nelle stalle della Garbatella e di Colle Oppio ma lo Stallone che nel giugno 2024 ha salvato la Lega dall’irrilevanza politica incassando di primo acchito 560 mila voti per il Parlamento Europeo e, con l’aiuto dei dollari americani, potrebbe “squassare” il quadro politico italiano.
Salvini, che a Vannacci dovrebbe essere grato, oggi minimizza e, nemmeno lui ci crede, dicendo che si è trattato di un bottino quasi tutto leghista. “Il generale – ironizza – può contare al massimo di un’ottantina di voti. Gli altri sono tutti voti nostri”.Comunque è tutto in divenire ma un dato è certo: Salvini, ancora una volta, ne esce con le ossa rotte ed anche la Ducetta, invece di duellare con la Schlein, farebbe bene a rivedere la legge elettorale e ad alzarne l’asticella per l’ingresso in Parlamento. Si parla del 4 per cento. Ma potrebbe non bastare. E c’è un problema: quella percentuale potrebbe fregare proprio la Lega ed anche Calenda “in odore” di traslocare a destra.Ma il vero perdente di tutta l’operazione ha un nome e cognome: Matteo Salvini che dopo la “minchiata” del Papeete ha imbarcato Vannacci, corpo del tutto estraneo alle Lega, solo per evitarne l’irrilevanza politica ma soprattutto per non essere cacciato dalla Segreteria.Mai il Partito, per la sua storia, ha accettato l’ingresso dell’ex generale e addirittura la “promozione” a vicesegretario, senza – come accusa oggi Zaia – un’adeguata gavetta. Ed è probabile che i Vertici del Nord molto presto presentino il conto.Di nuovo Salvini con il sedere sul marciapiede, dove era finito dopo la “sbornia” dei pieni poteri?
Una cosa comunque è confermata: Matteo non ha statura politica e meraviglia sul come sia riuscito ad arrivare alla segreteria di un Partito che ha avuto al vertice politici di grande statura come Bossi e Maroni.I nomignoli nascondono sempre una storia e non è un caso se Giovanbattista Fazzolari, un politico fine, lo abbia chiamato “bimbominchia” Ed è strano che uomini come Zaia, Fontana, Fedriga, detentori di voti “veri”, gli abbiano lasciato mano libera: dalla maglietta con la faccia di Putin sulla piazza rossa di Mosca, alla infelice battuta su Mattarella, alla trasformazione del Partito in una Lega nazionale senza alcun ancoraggio con le regioni del centro e del sud fino alla vicesegreteria dell’ex generale.Con una aggravante che la dirigenza di via Bellerio conosce bene: sta sulle palle della Meloni!
PdA