Tangentopoli non è stata un’invenzione dei giudici ma la certificazione di una Casta marcia che, sul finire della prima Repubblica, aveva ucciso la politica, distrutto i partiti e “creato” dei giuristi con le pezze al sedere che, sedicenti esperti, mendicavano un po’ di spazio sui giornali per arrivare poi in Parlamento.
Ed oggi? Come prima, se non peggio. A quella Casta, piena di imbroglioni ma comunque politicamente attrezzata, ne è subentrata una di “nipotini”, sempre imbroglioni ma politicamente “analfabeti” e del tutto insofferenti ad ogni controllo: dei giudici, della magistratura contabile, della stampa, delle minoranze parlamentari. Vuoi costruire un ponte faraonico in una zona sismica? Rovisti nei cassetti, peschi un progetto vecchio di una ventina di anni, gli dai una spolverata e lo fai passare per nuovo. Ma la Corte dei Conti, chiamata per legge a controllare, frena il tuo “entusiasmo” e ti chiede prima alcuni chiarimenti. Ed ecco che la Premier parla di “invadenza”.
Hai promesso di risolvere il problema dell’immigrazione illegale e spendi mille miliardi per costruire all’estero, in Albania, due “carceri”? I giudici, allora, ti chiedono garanzie per i futuri detenuti. Non gliene dai ma assicuri che presto “fun-zio-ne-ran-no”. Sono solo esempi della insofferenza del Governo e della sua volontà di bypassare ogni controllo. Anche dei cittadini chiamati a decidere, con un referendum, sulla riforma della giustizia. Qui però – bisogna dirlo – c’è un trucco che, per la tecnicità del tema, molti possono non cogliere. Ai cittadini non si offrono, come era nelle aspettative, processi più veloci e pene più certe. Niente di tutto questo. L’obiettivo vero, ma nascosto, è di vendicarsi di una magistratura che di continuo si mette di traverso all’azione del governo e che in passato ha colpito anche i politici. Ma andiamo oltre. Con il referendum di primavera il Governo di fatto assesta un colpo alla Costituzione, minandone uno dei principi cardine: la divisione dei poteri. Cioè, l’indipendenza della magistratura.
Non è un caso, infatti, che “madrina” di questa riforma sia Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi, colui che ha fatto votare in Parlamento che Ruby era la nipote di Mubarak. Tanto per non dimenticarlo il giorno in cui andremo al seggio elettorale.
Ed è singolare che il testo di una riforma costituzionale sia stato presentato direttamente dal Governo e approvato in ben quattro letture senza modificare neppure una virgola, con le Opposizioni ridotte – per numero – al ruolo di semplici spettatrici, in una cinica operazione di Palazzo. Una vera e propria “rasoiata” ai giudici, non un servizio ai cittadini!
E Piero Calamandrei che, durante la Costituente, chiedeva che i banchi del Governo fossero vuoti, proprio per evitare che il potere esecutivo influenzasse indebitamente il potere legislativo! Bene nelle quattro letture, il Parlamento è stato solo spettatore e si è fatto solo quello che il Governo aveva deciso.
Ma il progetto non si esaurirà qui. Dopo la separazione delle carriere, di fatto già esistente, la Destra emanerà con le stesse modalità un secondo e più grave provvedimento, che adesso non dice, per regolamentare l’attività annuale dei PM. Ogni anno l’Esecutivo di turno dirà su quali reati dovrà impegnarsi la magistratura inquirente e – poiché nessuno taglia il ramo sul quale si è appollaiato – è chiaro che solo in fondo alla casistica, ma molto in fondo, ci saranno quelli che riguarderanno i politici. Una riforma della giustizia che si trasformerà – se passerà il referendum – in un’autoassoluzione della Casta, anticamera di un Governo che vuole muoversi al di fuori di ogni controllo. Trump… docet
PdA