Le primarie per la scelta di chi dovrebbe guidare la coalizione anti-Meloni sarebbero un errore, rivelandosi alla fine uno strumento di divisione, difficile a ricomporre in pochi mesi.
Ed è un errore chiederlo ad Arturo Parisi, padre fondatore con Romano Prodi dell’Ulivo, che invece le ritiene “utili più che mai”. E’ come chiedere all’oste se il suo vino è buono!Soprattutto se lasciate – come attualmente ancora sono – senza regole. E Parisi sbaglia quando dice che Elly Schein è oggi “l’indiscussa leader del Partito democratico”.Così non è. Alla Segretaria va riconosciuto il merito di aver ridato vita ad un Partito “morto” e di averlo riportato intorno al 21/22 per cento. Ma da queste percentuali non schioda e il divario con Giorgia Meloni resta di 8-10 punti.Perché? Perché la segretaria del PD non sa comunicare con la stessa efficacia della Meloni, perché non ha ancora pescato nel vasto bacino del “non voto”, perché le Opposizioni restano divise e perché non offre un’immagine alternativa di Paese sui “furbetti” delle tasse, sulla sicurezza dei territori grandi e piccoli, sulla sanità, su di una regolarizzazione dell’immigrazione, sull’idea di Europa che si vuole portare avanti. Con parole chiare e comprensibili, senza fumoserie.E questo, proprio per le divisioni interne, figlie di un “papa esterno” imposto dalle primarie: Molta gente che quella domenica si è trovata a passare davanti ai gazebo e, dall’esterno, è di fatto intervenuta sulla vita interna di Partito. Alla faccia degli iscritti con tanto di tessera!Parisi dimentica quindi che è stato il voto dei “non iscritti” a decretare il successo della Schlein su Bonaccini, né più né meno di come avvenne per Romano Prodi, il 16 ottobre 2005, dalle 7 alle 20, dove chiunque poteva votare sulla base di un programma ciclostilato che nessuno leggeva e previo versamento di una quota, non inferiore ai 2 euro, come contributo alle spese dei gazebo.In quell’occasione Prodi s’impose con il 74,17 per cento, ottenendo 3.182.686 voti. Ma, sia pure in buona fede, furono primarie truccate perché, dividendo i voti ottenuti per le 13 ore di votazioni, si sarebbe dovuto votare ogni 30 secondi. Il ché con tutte le procedure da seguire, era impossibile.Ma il problema, allora, non era di “scegliere” il candidato premier che i Partiti avevano già individuato in Romano Prodi, ma di dargli la forza di un risultato plebiscitario. Esattamente il contrario, oggi, per individuare la guida della coalizione che nel 2027 dovrà confrontarsi con quella di Giorgia Meloni.A Parisi infine un… memento: E’ vero che l’Ulivo naufragò per la litigiosità delle sue componenti ma, se non si fosse impuntato nel volere il ministero della Difesa – ambito da Mastella – forse il Governo non sarebbe caduto per i colpi della magistratura!
Ma questa è un’altra storia, che Parisi conosce e che andrebbe raccontata per bene, senza pregiudizi.
PdA