MELONI: BASTA, NON DISTURBATEMI CON I CONTROLLI

La costante di questi oltre tre anni di governo Meloni è l’ossessione per gli organi di controllo e l’insofferenza ai vincoli dello stato di diritto. Come dire: So come si lavora, non fatemi perdere tempo!

E infatti, tra il niente o il poco che ha fatto, spicca come provvedimento “sentinella” l’abolizione del reato di abuso d’ufficio, “giustificato” dalla paura della firma degli atti e per snellire i processi amministrativi.In realtà, un’autostrada per quegli amministratori – e non sono pochi – che hanno dimenticato di esercitare le funzioni pubbliche con “disciplina e onore”. Il ché significa assenza di condotta etica, d’imparzialità e di rispetto delle istituzioni. Poi sino finiti nel mirino – come negli anni di Berlusconi – i giudici “colpevoli” di non farsi i fatti loro. Il Cavaliere non era riuscito a tanto, anche se nel 1994 ci aveva provato con l’avvocato Previti, stoppato immediatamente dall’allora Capo dello Stato Scalfaro. Meloni sì, ricorrendo addirittura ad un magistrato: Carlo Nordio, esperto di leggi ma anche di spritz, che non ha avuto alcuna remora ad intaccare la Costituzione spingendosi – lui che era contrario – a toccare l’autonomia della magistratura, separando le carriere di PM e giudici ed affrontando l’incognita di un referendum confermativo. Solo che la riforma non risponde alle esigenze degli italiani, soprattutto non accorcia la durata dei processi che invece resta l’esigenza primaria e non risolve il problema delle carceri. Ma ai giudici, secondo il governo, andava data una lezione. La stessa “lezione” che Meloni, accontentando l’irrequieto Salvini, ha voluto dare ai magistrati della Corte dei Conti riducendo a soli 30 giorni, prorogabili a 90, la possibilità su alcuni controlli preventivi prima che scatti il meccanismo del silenzio-assenso. Per esempio, se la legge fosse stata già operativa, i cantieri del Ponte sullo Stretto – cui Salvini vorrebbe legare il suo nome per cancellare la vergogna del Papeete – sarebbero stati già aperti e, in presenza di un crollo, di un terremoto o di conteggi fatti mali, i responsabili verrebbero condannati ad un massimo di due annualità, limitando fortemente l’importo del danno da restituire in caso di gestione imprudente.Non ci vuole la zingara per capire che si è trattato di una ritorsione della politica di Destra verso i magistrati contabili che avevano richiesto più chiarezza e maggiori approfondimenti sul progetto.E non è un caso che i senatori della maggioranza siano stati tutti invitati ad interrompere le vacanze natalizie per tornare a Palazzo Madama e votare il provvedimento già approvato in primavera dalla Camera. Se così non fosse stato, nulla avrebbe vietato di votarlo a gennaio, alla ripresa dell’attività parlamentare. Altro indizio che rafforza l’ipotesi di una “vendetta” è dato dalla presenza al Senato proprio di Matteo Salvini, sponsor del progetto e infuriato per lo stop dei giudici contabili.E poi lo conferma la stessa Premier che proprio sul “fermo” del Ponte ha parlato di “intollerabile invadenza della Corte dei Conti”.Più chiara di così…

PdA

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