IL PREMIERATO C’E’ DI FATTO CON IL PARLAMENTO RIDOTTO A RSA

Negli anni della cosiddetta seconda Repubblica è quasi sempre accaduto, e con i governi di tutti i colori.

Ma questa volta l’esame della manovra economica ha dell’incredibile. Emendamenti presentati e poi ritirati, bandierine issate solo per esigenze di parte, una delle due Camere ridotta a ratificare il lavoro dell’altra senza alcun approfondimento, e voto finale scavallato il Natale.Con il Parlamento umiliato e ridotto ad una residenza per anziani. Con una differenza di non poco conto: deputati e senatori oggi in età più bassa rispetto a quelli della prima Repubblica, quando la Finanziaria approdava in aula alla fine di settembre e il suo esame si protraeva per settembre, ottobre e dicembre con un “andirivieni” continuo tra Camera e Senato.Stavolta, però, si è superato il limite con una mini manovra “striminzita”, firmata Giorgetti ma voluta e decisa da Giorgia Meloni che ha stretto i cordoni della borsa per poterli riaprire il prossimo anno quando il Governo sarà chiamato a varare una legge di bilancio “preelettorale” con mance, mancette e provvedimenti studiati per ottenere voti.

E pensare che solo qualche anno fa la Meloni, dai banchi dell’opposizione, criticava il governo Conte per aver ridotto il Parlamento, soprattutto sulla manovra economica, ad una funzione puramente notarile e lo criticava per essersi sottomesso al potere esecutivo. “Così, signori, viene meno – ammoniva – la democrazia”.La Ducetta, nel dire tutto e il contrario di tutto, ha dimenticato quelle parole e fa esattamente quello che facevano coloro che lei attaccava. Il tutto in presenza di un’Opposizione che si trastulla su chi nel 2027 dovrà andare a Palazzo Chigi: se Schlein o Conte. Non considerando che, così facendo, Giorgia tornerà di nuovo a vincere le elezioni, a guidare il Governo ancora più di Destra almeno per i primi due anni quando punterà a trasferirsi sul Colle con figlia, sorella e mamma.

Ma la Sinistra, fuori da mondo, non ha programmi da contrapporre e pensa solo ad una legge elettorale in grado di arginare il premierato…Ma il Premierato, nei fatti, c’è già. E senza il problema di modifiche costituzionali o di referendum: basta avere un partito di nullità ma fidate, una coalizione litigiosa ma “prona” al momento del voto, un’opposizione inesistente come l’attuale, e un uomo forte al comando. In questo caso, una donna.Da Mussolini a Meloni! E così Scurati potrà scrivere per i posteri una nuova trilogia con la “M”…

PdA

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