Un commento e un’assicurazione da Giorgia Meloni alla approvazione della riforma della giustizia, cara a Berlusconi. La Premier l’ha definito “storica”. Uno degli aggettivi cui si affida spesso per sottolineare i risultati della sua maggioranza.
Ma ne siamo sicuri? Certamente per Forza Italia, che ha sfilato “in processione” per le vie adiacenti il Senato dietro ad un grande stendardo con l’immagine del Cavaliere, e che ne ha fatto una riforma di bandiera da contrapporre all’autonomia differenziata della Lega e al premierato di Fratelli d’Italia. E’ il prezzo che la Meloni ha dovuto pagare per tenere unita la coalizione e per fare ingoiare agli alleati la richiesta di puntare ai “pieni poteri”.
Come Renzi nel referendum del 2018 e l’anno dopo il Papeete di Salvini, stordito dai sondaggi e dai troppi Mojiti che aveva bevuto. Per il Partito della Premier è sufficiente Ignazio Benito La Russa, presidente del Senato, che si è chiesto se, per la riforma ereditata da Berlusconi e targata Nordio, “ne fosse valsa la pena”. Ed anche nella Lega non è che si siano strappata i capelli. Ma la politica è anche questo: tu dai una cosa a me ed io la do a te…
E veniamo alla Ducetta, ancora al “cari amici” con il premierato e che sta accarezzando un disegno più ambizioso di quell’originario: ricandidarsi alle politiche del 2027, vincere blindandosi, e due anni dopo lasciare Palazzo Chigi a Giorgetti e “salire” sul Colle con la Figlia e la vulcanica Arianna. Come fare? Assicurare fin d’ora che il referendum sulla riforma della giustizia berlusconiana non avrà alcuna conseguenza sul “suo” governo.
E te credo! Perché limitare i poteri costituzionali del Capo dello Stato, riducendolo ad un Re travicello, visto ora il nuovo traguardo della Sora Giorgia! Ma è la critica al premierato che da tre anni sostengono le Opposizioni! Che importa! Dire tutto e il contrario di tutto, senza fare nulla, è la cifra di questa ragazzotta della Garbatella. Ed è preoccupante che le Opposizioni non se ne siano accorte continuando nelle divisioni interne e dimostrando di non avere leader e programmi alternativi per mandare Giorgia e i suoi corifei a casa. Una brutta parentesi, quella apertasi nel 2022 e durata anche troppo, e della quale sono responsabili – ricordiamolo – Enrico Letta e Giuseppe Conte! Il primo è … emigrato all’estero, il secondo è ancora in pista. Speriamo che l’Ego smisurato non gli faccia fare passi falsi
PdA