Beaumont sur Mer –
Dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale e dall’insediamento della Repubblica con il voto che garantiva la “via democratica al potere”, in Italia, gli “istruttori” del partito-istituzione, riuscirono a convincere il lavoratore ad essere pagato per il suo lavoro. Qualche intellettuale di sinistra cercò di spiegare che il salario non era per il lavoro ma per la vita stessa dell’uomo.
Balle megagalattiche, come avrebbe detto Fantozzi.Tutto questo mi divenne chiaro leggendo Gramsci, che il Comitato Centrale della Sinistra italiana aveva assunto il ruolo di protettore di animali domestici. Questo implicava una concezione infantile del pensiero e totalmente lontana dal mio modo di vedere le cose dove lo stesso pensiero era ed è un momento della prassi, mentre i “professionisti” di partito cercavano e cercano di astrarlo e trasformarlo in una ideologia liberal-democratica dei lavoratori.Faccio parte di una generazione obbligata ad accettare cose che però ritiene inaccettabili: la vita fatta di sofferenze, un fare non gratificante, fondamentalmente per sopravvivere, i rapporti affettivi appena sopportabili e quant’altro. Noi, quelli che sopravvivano senza eskimo sotto naftalina, ci si ritrovava spesso divisi fra due desideri, quello di accettare, di subire e quello del non accettare, di rifiutare.
La realtà in cui vivevamo, e forse si continua a vivere, ci spinge a subire, mentre il desiderio contrario si sviluppa fino all’esasperazione e per un strano motivo, non finirà per esplodere in tutta la sua violenza contro le istituzioni liberal-democratiche, che in tal senso, rappresentano da una parte, l’espressione sociale del desiderio e dall’altra l’accettazione di una realtà voluta da altri.Oltreoceano e sotto la guida di alcuni professori universitari imparavo ad acquisire una metodologia nella ricerca della verità, nella testa di molte persone nel mondo, prendeva forma un pensiero operaio autonomo allo stato latente anche se disperso. Il pensiero liberal-democratico di “via democratica al potere” mi impose a rileggere attentamente alcuni scritti di comunisti italiani. Anche perché, allora come adesso, si crede sempre meno al paradiso o alla terra promessa e l’uomo si ritrova intrappolato in una realtà imposta da altri.
Pur essendo stato fondatore del Partito Comunista d’Italia e prima guida politica nazionale nel 1921, Amadeo Bordiga è oggi poco conosciuto. Eppure, il suo pensiero ha ancora qualcosa da dire sul presente e sul futuro. La storiografia del Pci lo ha addirittura tacciato di collaborazionismo con il fascismo, per poi condannarlo al silenzio nel secondo dopoguerra. La diffamazione e il tentativo di depennare Bordiga dalla storia del partito comunista, vennero tentati con metodi di spregevole alterazione della realtà. Ad esempio, nelle “Lettere dal Carcere” di Antonio Gramsci, Bordiga viene citato molte volte. Nonostante le differenze di formazione e le divergenze politiche, infatti, i due erano legati, oltre che dalla comune militanza, da sentimenti di stima e amicizia che non vennero mai meno. Ma nell’edizione delle “Lettere” curata da Felice Platone nel 1947 il nome di Bordiga venne depennato, e i passi che lo riguardavano vennero rozzamente modificati. All’epoca, il PCI fece circolare, una foto contraffatta del (immaginato) matrimonio della figlia di Bordiga in cui la sposa veniva omaggiata da un’orda di Moschettieri del Duce – “Bordiga la sbattè una volta sul muso di Massimo Caprara, a lungo segretario di Togliatti.”Una vita-limone da spremere o lasciar marcire. I pochi a-sistemici che non condividevano l’idea liberal-democratica togliattiana, vennero messi alla gogna e marchiati di estremismo e dannosi alla causa e alla società.
Oggi nel pieno della crisi della liberal-democrazia,la società contemporanea è dominata da individui mediocri che occupano posizioni di comando. Questa mediocrità non è intesa come una virtù classica, ma come una mancanza di qualità e di spirito critico, che favorisce l’adattamento e la conformità alle regole imposte, piuttosto che l’innovazione o l’iniziativa personale. Di conseguenza, si è venuto a creare un sistema che premia l’obbedienza e l’adattabilità, neutralizzando l’originalità e visione critica.
Questa situazione ha portato al dominio politico e sociale. Una mediocrità, non un’aurea mediocritas, tanto cara a Orazio che significa “aurea moderazione” o “aurea via di mezzo”, indicativa di un ideale vita basata sull’equilibrio e sulla moderazione, ma una “mediocrità” contemporanea descritta dal filosofo canadese Alain Denault come una configurazione senza qualità particolari, che si adatta alle circostanze e alle imposizioni del potere di pochi senza particolare impegno o visione critica. I mediocri al potere sono facilmente controllabili e portano a una società più apaticamente passiva, che si adatta alle decisioni di pochi senza opporre resistenza, anche quando esse sono ingiuste.
Gigino Adriano Pellegrini
DALLA PADELLA ALLA BRACE