GAZA E LA FLOTILLA HANNO MANDATO IL GOVERNO… NEI PAZZI

Hanno retto per quasi tre anni, sia pure con qualche sbavatura non di poco conto, poi è arrivato Trump alla Casa Bianca e i “nostalgici” di Colle Oppio, del Monviso ed anche di Villa San Martino hanno sbroccato. E, ad adiuvandum, ci si sono messi i massacri israeliani a Gaza ed ora anche la Flotilla per cui, in un “crescendo rossiniano”, il Governo di Destra-destra è andato in confusione.

Solo così si possono capire – ma non giustificare – le recenti esternazioni di Salvini che si riafferma “divisivo” paragonandosi a Gesù, di Tajani per il quale il diritto internazionale è importante “fino ad un certo punto”, e Meloni che, per coprire i fischi, si appropria, stravolgendolo, del messaggio di s, Francesco.

E, in prima battuta, sembra pure che abbiano ragione. E’ vero che duemila anni fa gli ebrei hanno scelto Barabba, che poi però è risorto. Come è incontrovertibile che il rispetto del diritto internazionale è affidato alla “buona volontà” di chi lo sottoscrive. Quello che non si può accettare è il tentativo di Giorgia Meloni – dopo Dio, Patria e Famiglia – di appropriarsi pure di s. Francesco. In questi tre anni ci ha propinato una narrazione che fa a pugni con la realtà. Ora abbia il pudore di lasciare in pace il poverello di Assisi. Lei, da venti anni in politica e ben pagata, che poverella non è! Semplicemente è andata in confusione per il successo delle manifestazioni pro Gaza in tutta Italia e, a chi la indica come “complice” di Netanyahu, l’è scappata la frizione. E lo è perché in questi due anni si è fatta notare per le critiche, giustissime, al massacro del 7 ottobre ma non ha avuto mai il coraggio di criticare il Primo ministro di Israele. Perché? Perché Natanyahu, da sempre, è un alleato storico di Trump. E la nostra Premier ha una cotta ideologica per il presidente americano che ha incontrato, in meno di un anno, già varie volte. E come dimenticare, il 23 ottobre 2023, la visita calorosa a Tel Aviv con il Capo del governo israeliano? Tutti e tre sono della stessa pasta!

A romperle le uova nel paniere ci si è messa l’iniziativa pacifica, anche se provocatoria, della Flottilla. Ebbene mai una sua condanna per quello che è avvenuto in acque internazionali, mai una parola per l’arrembaggio e il sequestro di una ventina di “compatrioti”, mai un suo personale intervento sul governo israeliano.

Anzi, la rabbia e la frustrazione per il successo mediatico della missione l’hanno portata a dire che il ritorno in Patria (parte del trittico Dio e Famiglia) sarebbe dovuto avvenire “a loro spese”. Peccato per lei che ci abbia pensato il governo turco.

L’inflessibilità della nostra Presidente del Consiglio è dovuta evidentemente alla tenuta dei conti pubblici. A proposito, quanti soldi sono stati spesi per i centri di detenzione in Albania? Quanto costa il suo guardaroba, quanto è costato “spacchettare” – per fini esclusivamente “di parte” – le elezioni regionali di questo autunno? Tanto per limitarci ad alcuni esempi di come si spendono i soldi pubblici… E adesso, a metà ottobre, di nuovo negli Usa per l’ennesima foto con l’amico Trump, quello dei dazi…

PdA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *