INADEGUATEZZA – IMPOTENZA

Beaumont sur Mer

Sentirsi inadeguato rispetto alla realtà può derivare da una bassa autostima, dalla sindrome dell’impostore, dalla costante esposizione a standard irrealistici (spesso amplificati dai social media), da aspettative eccessive (proprie o altrui) e da esperienze passate negative, come traumi o critiche.Altro è sentirsi impotenti di fronte alla prepotenza del potere, essendo questa una manifestazione di “impotenza appresa”, essendo questa uno stato psicologico in cui si crede di non avere controllo sugli eventi, sviluppato a seguito di esperienze passate in cui gli sforzi sono stati inutili.

Per affrontare questa condizione, si può lavorare sulla modifica delle credenze limitanti, aumentare l’autostima e la fiducia nelle proprie capacità, e sviluppare strategie di comunicazione assertiva per difendere i propri bisogni senza timore alcuno, anche se questo è più semplice scriverlo che attuarlo.Qualcuno nel decennio scorso, ha definito l’impotenza appresa (learned helplessness) come uno stato mentale in cui un essere vivente, dopo che è stato esposto a frequenti stimoli avversivi, ossia dolorosi o comunque spiacevoli, diventa incapace o riluttante a evitare il successivo incontro con questi stessi stimoli, anche se sono evitabili.Ciò accade presumibilmente perché ha imparato che, nonostante i suoi sforzi, non può controllare la situazione.

Se questa condizione di impotenza continua a verificarsi in più contesti o sfere di vita, il cervello può imparare (apprendere appunto) che in quella particolare situazione o evento non c’è niente che possiamo fare se non aspettarne l’esito in modo del tutto fatalistico. Questo modo di ragionare l’ho trovato nella mia terra natia: La Calabria.Pertanto, quando ci si trova di fronte a situazioni o compiti simili, si può rinunciare a priori alla speranza di raggiungere il successo e dunque disinvestire sui tentativi di raggiungerlo.

Helplessness sta dunque ad indicare una condizione di estrema impotenza, la concezione che, a scapito di tutto ciò che si possa fare, la situazione non cambierà mai. Siamo in balia del destino, ci troviamo su una zattera e ciò che vediamo intorno è solo acqua a perdita d’occhio: non solo io non posso fare niente per evitare l’inevitabile, ma nessun’altro può farlo, il mio destino è segnato.

“Mentre scendevo lungo Fiumi impassibili,Non mi sentii più guidato dai trainanti.Pellirossa chiassosi li avevano inchiodati,Nudo bersaglio, ai pali variopinti.Ho visto quel che l’uomo crede di vedere!Ho visto il sole basso, sporco d’orrori mistici,Illuminare lunghi impegolamenti viola, e i Flutti simili ad attori di antichissimi Drammi spingere il loro fremito di persiane al largo!” Rimbaud.

L’impotenza appresa è un fenomeno che noi esseri umani condividiamo anche con altri animali: quando questi sono stati condizionati ad aspettarsi dolore, sofferenza o disagio senza un modo per sfuggirgli, dopo un sufficiente numero di esposizioni, smetteranno del tutto di evitare il dolore, anche se esiste un’opportunità di farlo.Quando iniziano a credere di non avere alcun controllo su ciò che sta accadendo, cominciano a sentire e ad agire come se davvero fossero impotenti.

La scrittrice e poeta americana Maya Angelou, una delle letterate afroamericane più influenti del Novecento, parlò una volta di una sua insicurezza ricorrente e per certi versi sorprendente. “Ho scritto undici libri, ma ogni volta penso “ecco, stavolta mi scoprono. Ho fregato tutti, e lo scopriranno”, disse Angelou, descrivendo una sensazione spesso condivisa, non soltanto da altre persone famose e influenti.Tale condizione risulta infatti come conseguenza di eventi di vita spiacevoli e una tendenza automatica a interpretarli in modo fatalistico. n un articolo sul New Yorker la saggista statunitense Leslie Jamison ha scritto della sindrome dell’impostore, dell’evoluzione che l’idea originaria ha in parte subito e del successo che ha ottenuto nel tempo, soprattutto nell’ultimo decennio, superando ogni aspettativa. Jamison ha scritto inoltre di un’interpretazione critica emersa negli Stati Uniti negli ultimi anni, che descrive la sindrome dell’impostore e la sua popolarità e diffusione come un fenomeno che dice molto più della società che non delle singole persone che riferiscono questa esperienza. In base a questa interpretazione di inadeguatezza incentivata da una cultura capitalista che cerca di indurre le persone a impegnarsi sempre di più in quello che fanno: a fare sempre di più e sempre meglio.

E dall’altro lato sarebbe una teoria viziata fin dall’origine da una distorsione: perché fu elaborata a partire da un sentimento riferito all’interno di un sistema politico, sociale ed economico costruito per riconoscere la propria eccellenza, fin dalla scuola e poi anche nel lavoro.

Gigino Adriano Pellegrini

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