ERRATA CORRIGE: GIORGIA MELONI NON E’ UNA STATISTA

“Credevamo fosse amore e invece…”. Nel 1991 un film di Massimo Troisi fece il pieno ai botteghini dei cinema per indicare una speranza che poi non si era realizzata. Lo stesso è avvenuto con Giorgia Meloni che ci illudevamo fosse una statista. Però ci eravamo sbagliati!

Ci abbiamo messo tre anni ma, di fronte al suo pervicace silenzio per il dramma che si sta consumando a Gaza, è caduta ogni residua speranza. Come si fa – lei donna, madre e cattolica – a non gridare con forza “Basta” davanti a quasi 70 mila morti, molti dei quali donne e bambini. Morti sotto le bombe o, peggio, di fame. E perché? Perché lo ”zio” Trump è in … affari con il suo degno compare Netanyahu. Quando la ragazzotta della Garbatella vinse le elezioni del 2022, soprattutto per miopia politica delle Opposizioni e grazie al colpevole disinteresse di un gran numero di elettori, negli USA “regnava” Joe Biden.Allora, la neo Premier – Lei sovranista – si precipitò alla Casa Bianca, in total white, per farsi “benedire” dal vecchio Presidente e tutti ricordano il “bacetto” paterno sulla testa con il quale il leader democratico le venne incontro nello studio della Casa Bianca.

Si dice che il diavolo faccia le pentole ma non i coperchi. Poco dopo infatti gli è subentrato Donald Trump e Giorgia è stata lesta nell’imbarcarsi sull’aereo presidenziale per volare dal Tycoon e farsi “perdonare” quello scivolone molto opportunistico.

E da allora è stato tutto un “allinearsi” alle volontà del nuovo “Padrone” americano: sui dazi in particolare e su Israele. Addirittura, insieme alla Germania, siamo l’unico paese europeo – se si esclude il “compare” Orban – ad opporci al riconoscimento dello stato di Palestina e a misure più severe contro Netanyahu. Tutto per “non dispiacere” l’amico Trump”. Non proprio un atteggiamento da statista!

Nel 1952 si votava per il Comune di Roma e, per scongiurare la vittoria delle sinistre, il Vaticano premeva perché la DC accettasse un cartello elettorale esteso al MSI e al Partito Monarchico. De Gasperi, nonostante le pressioni arrivassero per vie traverse dallo stesso Pontefice, si oppose. Non se ne fece nulla e la DC vinse ugualmente ma De Gasperi pagò amaramente quel “no” risoluto tanto che Pio XII si rifiutò di riceverlo in udienza privata in occasione dei 30 anni di matrimonio. “Come cristiano accetto l’umiliazione; come Presidente del Consiglio l’autorità che rappresento – rispose all’ambasciatore che gli comunicava la decisione del Papa – m’impone di esprimere lo stupore per un rifiuto così eccezionale”. E parliamo di un uomo che la Chiesa sta portando verso gli altari.

Questo significa essere Statisti: Distinguere con coraggio e dignità il privato dall’interesse pubblico. Pensare a testa alta e schiena dritta. Non appecoronarsi acriticamente con stratagemmi e sotterfugi.

PdA

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