RIDERE

Beaumont sur Mer

È passato tanto tempo.Ridere.È un ricordo senza tempoRidere!È un po’ come perder tempo.Ridere e ridere dei guaiCosì come non hai fatto mai…

In questi ultimi giorni, l’amico Filippo Vita ed io, con una vita vissuta ormai alle nostre spalle, ci stiamo chiedendo cosa fare con il tempo che ci rimane nel riuscire a vivere nella terra che ci ha dato i natali. Una Terra, la Calabria, dove non si trova quasi più un singolo personaggio la cui vita non sia danneggiata dall’avere pochi soldi o dall’averli troppo tardi nella vita, o dalle pressioni di convenzioni sociali che sono ovviamente assurde ma non si riesce a metterle in discussione. Come sia stato possibile che una Terra di uomini di pensiero, di penna e di pennello, che hanno lasciato le loro impronte come Pitagora, Cassiodoro, Gioacchino da Fiore, Bernardino Telesio, Tommaso Campanella, Corrado Alvaro, Leonida Repaci, Mattia Preti, abbia potuto avviarsi sul viale dell’oblio.

Un’attempata zitella ricompensa con bevute una vita inutile; un bel ragazzo sposa una donna abbastanza vecchia da poter essere sua madre; un modesto maestro rimanda il matrimonio con la donna amata fino a quando entrambi sono di mezza età e inariditi; un uomo di buon cuore è infastidito a morte dalla moglie; una donna straordinariamente intelligente e vivace sciupa la possibilità di una relazione amorosa avventurosa con un uomo più anziano e ricade nella futilità del quotidiano. In ciascun caso la ragione ultima della disgrazia sta nell’aver fatto proprio il codice sociale di un insieme raccapricciante di persone che della Calabria se ne fottono.

A differenza della maggior parte dei viaggiatori, i quali, nei loro resoconti del viaggio nel meridione, aggiungono spesso giudizi positivi sugli abitanti. Ciononostante, non dimentico, sull’Italia meridionale post-unitaria, il focatico, l’imposta diretta personale riscossa per fuoco o famiglia, in genere in misura uguale qualunque fosse il numero dei componenti e il loro reddito. L’evidente decadenza del Sud in confronto agli splendori del passato; le vessazioni del nuovo Stato con i dazi: il contribuente tenuto a pagare l’imposta personale, sia che fosse capofamiglia sia che vivesse solo anche senza essere provvisto di beni sia che vivesse con altri ma fosse provvisto di redditi propri. Anche se l’abitazione comprendeva più gruppi familiari. Ritornando a vivere nel Sud, non abbiamo potuto non notare la contorta “dipendenza” tipica degli sconfitti che viene ribadita quasi quotidianamente in qualsiasi circostanza, anche nel cercare con diritto di ottenere un qualsiasi banale certificato. Anche in questo viene sottolineato il “favore” che ti viene fatto. Osserviamo come su gran parte della collettività vi sia una spada di Damocle!

Secondo il racconto di Cicerone, Damocle era un membro della corte di Dionisio II, detto il “Vecchio”, tiranno di Siracusa. Damocle, in presenza del tiranno, durante un banchetto iniziò a toccare con mano i piaceri dell’essere un uomo potente. Solamente al termine della cena egli notò, sopra la sua testa, la presentazione di tutti e di una spada sorretta da un esile crine di cavallo. Dionisio gli propose allora di prendere il suo posto per un giorno, così da poter assaporare tale fortuna, e Damocle accettò. Dionisio fece sospendere sul suo capo la spada perché Damocle capisse che la sua posizione di tiranno lo esponeva continuamente a grandi minacce per la sua incolumità. Immediatamente l’ingenuo Damocle perse tutto il gusto per i cibi raffinati che stava assumendo, nonché per i bellissimi ragazzi che gli stavano intorno e chiese al tiranno di poter terminare lo scambio, non volendo più essere “così fortunato”. Forse esposto per anni ad altre culture, orgogliosi della storia della propria regione, ci siamo sentiti intrappolati in un freddo e fumoso territorio cattolico dove è impossibile stare a proprio agio senza una spessa imbottitura di ipocrisia tra l’uomo ed il mondo che lo circonda. Forse,dietro al nostro tono rabbioso e dolente abbiamo cominciato a percepire gli orrori quotidiani della vita nella Calabria post unitaria e Savoiarda. Il sudiciume, la stupidità, l’abiezione, la povertà sessuale, la dissolutezza nascosta, la volgarità, l’omertà le cattive maniere, l’atteggiamento di censura – queste cose sono superflue, poiché il moralismo di cui sono una reliquia non sostiene più la struttura della società. Come sia avvenuta la metamorfosi collettiva di un incubo che è diventato realtà. Gente che avrebbe potuto essere felice, senza perdere in capacità, sembra aver scelto invece di essere triste, inventando tabu insensati con cui terrorizzare sé stessa e gli altri. Ma anche l’assurdità che accompagna l’inquinarsi di quello spazio che dovrebbe essere legato all’affetto e alla vicinanza. Tanto da finire per chiedersi quale forza mostruosa sia riuscita a trascinare in un mondo labirintico e inquietante, una civiltà in cui l’assurdità e l’oscurità si intrecciano con la ricerca della verità e dell’accettazione.Grandi nuvole nere ci ricoprivano e, come gli dei di Omero, camminavamo nelle nubi. Se qualche colpo di vento le apriva, scorgevamo solo il precipizio delle Gole del Raganello situate nei comuni di San Lorenzo Bellizzi, Civita e Cerchiara di Calabria, in provincia di Cosenza.Dal punto di vista più elevato del sentiero, siamo scesi immediatamente sul pianoro di Ferolito, vasta radura scoperta, ineguale, scavata in tutti i sensi da gole profonde e contornata, da una parte, da una catena di rocce nude, dall’altra, dai fianchi boscosi del Pollino.

Gigino Adriano Pellegrini

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