Beaumont sur Mer
La privatizzazione è diventata una panacea “à la mode” per tutte le deficienze e problemi rappresentati da ciò che è sempre stato adibito ai fini di utilità generale e universalmente riconosciuto come Servizio pubblico. Fino a poco tempo fa, quest’ultimo è stato considerato monopolio naturale dello Stato. La sua inefficienza, le lottizzazioni e quant’altro ha reso il tutto non più rispondente agli interessi dei cittadini-utenti. Il via al grande entusiasmo per le soluzioni del Mercato tanto care alla Thatcher, in Inghilterra, Ronald Reagan negli Stati Uniti e Berlusconi in Italia e prima di lui ai governi di centro sinistra di Prodi e D’Alema, ha dato l’avvio, anche nel nostro paese, alla demolizione delle proprietà di Stato e ai servizi ai cittadini. C’è da dire, comunque, che in tutta questa fase si è registrato poco spirito critico rispetto a deduzioni razionali, e il processo di privatizzazione non è mai stato sottoposto ad analisi e verifiche realistiche su come avrebbe funzionato in specifiche circostanze. Il più eclatante e oltraggioso esempio è stata la privatizzazione degli assetti pubblici in Russia. Altrettanto in Occidente, l’ideologia della privatizzazione è stata applicata in casi dove il buon senso avrebbe suggerito altrimenti in quanto la sua rilevanza era alquanto dubbia. I disastri provocati dalla privatizzazione della energia elettrica in California e delle ferrovie in Gran Bretagna non sono stati sufficienti a produrre ripensamenti critici sul problema di fondo: spesso gli uomini di potere si trincerano e si imprigionano dietro e nell’ ideologie. Dappertutto, il fascino della privatizzazione degli assetti pubblici è stato rafforzato dai soldi che i governi avrebbero incassato nel vendere i beni pubblici. L’ex primo ministro inglese, Harold Macmillan, definiva questo tipo di operazione: “vendere l’argenteria di famiglia”; poco male! ma ci si dovrebbe pur chiedere: a chi vanno i benefici? I sostenitori della privatizzazione, davanti agli inconvenienti spesso incontestabilmente disastrosi sul piano dell’interesse pubblico, si giustificano dicendo che la colpa va addebitata all’incapacità e incompetenza delle persone chiamate a portare avanti questo tipo di processo.
Val la pena, a questo proposito, ricordare che la Lady di ferro Margareth Tatcher e il suo governo liberista, nel tentativo di privatizzare la BBC, da sempre servizio pubblico per antonomasia, all’epoca ha rischiato una sommossa popolare che l’ha costretta a rinunciare. Anche la Rai Servizio pubblico, come in tutti i Paesi democraticamente evoluti, è profondamente fondata su quell’irrinunciabile principio democratico che dovrebbe rafforzare e promuovere lo sviluppo dell’identità nazionale nelle sue svariate componenti culturali, e garantire un’informazione pluralistica, libera da ogni condizionamento politico, finanziario e ideologico. L’occupazione di Fratelli d’Italia della direzione che governa la Rai, ha favorito una gestione euforicamente generosa, contravvenendo senza alcuna remora alla sua missione istituzionale, e in barba a tutte quelle ripetute raccomandazioni presenti nei Contratti di Servizio della Rai con lo Stato italiano. Contratti che da sempre esortano al pieno impiego di tutte le risorse aziendali disponibili per ridurre le spese di consulenze, di scritture esclusive, di appalti, di acquisti di prodotti e di format, ecc. A tutti i dipendenti Rai manca un quadro di riferimento certo sugli effettivi incarichi di responsabilità, per quanto concerne la loro attività lavorativa quotidiana. Credo che sia doveroso, anche per aver lavorato nella più grande industria culturale del paese, richiamare l’attenzione di Voi tutti cittadini, su quanto sta accadendo. L,occupazione della Rai ha portato all’esodo di moltissime personalità come Corrado Augias, Giovanni Floris, Lilly Gruber e tanti altri. Stesso discorso vale per la sanità pubblica italiana che non è finita, ma è sul letto di morte a causa di una serie di fattori come la mancanza di investimenti, le politiche di privatizzazione e regionalizzazione, e la carenza di personale sanitario, che stanno compromettendo l’offerta dei servizi e la garanzia del diritto alla salute.
Queste criticità, che hanno radici nelle riforme strutturali risalenti agli anni ’90, sono oggi acuite da un’insufficiente riqualificazione del personale e dalla carenza di risorse. ll Servizio Sanitario Nazionale potrà continuare a garantire cure gratuite a tutti? Il nostro sistema universalistico, basato sull’articolo 32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Salvare il Servizio Sanitario Nazionale è il grido che viene dalla sinistra, ma il sistema sanitario è già annegato nei debiti di chi ha deciso di affrontare il mare aperto senza strumenti adeguati. Dal 2012 (ascesa di Mario Monti dopo la caduta di Berlusconi) all’ottobre 2022 (inizio dell’esecutivo Meloni) e con la sola parentesi del gabinetto Conte 1, l’Italia è stata guidata da compagini costituite da coalizioni di centrosinistra; ovvero “allargate”, ma con la determinante partecipazione del Pd: vale a dire, il principale partito di quell’area progressista che oggi grida allo scandalo dello smantellamento del Ssn.
Gigino Adriano Pellegrini