Beaumont sur Mer
L’essere umano è una soglia sulla quale anno si incontrano diversi infiniti, tuttavia l’Infinito che assilla l’uomo è quello dell’interiorità. Esso ci scruta e viene da un tempo lontano, fissa lo sguardo su di noi attraverso le improvvise brecce delle nostre vite pianificate. Ogni possibilità del destino umano dorme nell’anima, si traduce in eventi o fatti dietro cui si nasconde il segreto del Tempo, unica possibilità di collegamento con gli estremi dell’infinito e di crescita interiore. Questa è la storia del nome di una dolce bambina conosciuta sulla battigia del mare di Ulisse, raccontatami dal padre Luigi davanti ad un caffè in un caldissimo pomeriggio a Roma ❤️ di luglio. La storia risale a qualche decennio fa. Luigi con amici si preparava ad una battuta di pesca programmata per oltre una settimana, mentre la moglie incinta stava per partorire un’altra bambina. Il premuroso Luigi chiese alla moglie se poteva lasciarla in casa da sola, visto l’imminente arrivo del neonato. Rassicurato, Luigi lasciò casa per recarsi al mare con gli amici. Non prima di aver detto all’amata moglie che, nel caso dovesse ricevere la telefonata sul mare che lo avrebbe avvertito di tornare a casa per accompagnarla in ospedale. Avrebbe chiamato la figlia Delfina. La profezia si avverò ed oggi quella bimba, da me incontrata sulla spiaggia di Coreca, frequenta l’ultimo anno delle Superiori, portandosi dietro il nome meraviglioso del cetaceo che più frequentemente si incontra nel Mediterraneo. Il delfino è un animale che Luigi ha intravisto da sempre nel mare di Ulisse e gli è entrato nel cuore, fantasticando sul fatto che quel mammifero si mostrava, come l’uomo, dotato di intelligenza, ed era capace, ben più dell’uomo, di fedeltà e di amicizia.Questo episodio riportò alla mia stanca e logora mente nella mitologia antica e il delfino si trova in una costellazione celeste, tra le altre stelle, posto nell’immensità del cielo dal dio Apollo che aveva voluto così eternare l’amicizia tra l’uomo e l’amorevole cetaceo. Al mito di Dioniso si ricollega un’altra storia dell’amicizia tra il delfino e l’essere umano. Nel corso di innumerevoli avventure e sciagure subite per affermare il suo diritto alla vita eterna, Dioniso un giorno chiese ad alcuni pirati di traghettarlo da Argo a Nasso, ma scoprì che lo avrebbero poi venduto come schiavo. Per punirli, Dioniso trasformò i remi della loro nave in serpenti e avvolse la l’imbarcazione in una cortina di edera paralizzandola con tralci di vite fino a che i pirati, impazzirono e si gettarono a mare dove vennero trasformati in bellissimi delfini maschi e femmine. Da allora, si racconta, che i delfini divennero amici degli uomini e si adoperano anche a salvare questi ultimi dai flutti, in memoria del pentimento.
Gigino Adriano Pellegrini