Beaumont sur Mer
Nel Mezzogiorno, la famiglia insegna ai suoi membri il culto della non parola, del silenzio, come requisito essenziale del proprio essere uomini. Questo modo di agire e pensare si riscontra prevalentemente nelle persone ritenute “normali”. Ovviamente non sono uno scienziato e neppure ho un tempo infinito da dedicare ad ogni problema o informazione in entrata; faccio spesso utilizzo di deduzioni che possono essere corrette, ma spesso esse si rivelano illusorie. L’inferenza, per esempio, è quel procedimento che non prevede nessun emittente volontario ma solo la presenza di un oggetto che viene interpretato come messaggio.
Un esempio (a carattere deduttivo) è il seguente: oggetto: “case dai tetti spioventi” → messaggio interpretato: “qui nevica spesso”.Inoltre, esiste anche l’inferenza illusoria che è un errore di ragionamento che si presenta in situazioni di incertezza ossia quando si ha una rappresentazione incompleta di due condizionali; le persone traggono un’inferenza che sembra ovvia, ma in realtà è un’illusione. Bisogna considerare altri aspetti che vanno oltre l’esclusiva cognizione: il pensiero critico si interseca con il pensiero creativo, presuppone capacità di risoluzione di problemi e capacità di prendere decisioni e coinvolge inoltre l’ambito delle scelte morali. Sembra che il pensiero critico si sviluppi a partire dalla curiosità del soggetto che deve accompagnarsi all’interesse ad acquisire e mantenere informazioni adeguate, alla fiducia nei processi di indagine ponderata, alla comprensione delle opinioni altrui e a una certa onestà nel contrastare i propri pregiudizi, stereotipi o tendenze egocentriche (presunzione di essere migliore di tutti gli altri in un determinato ambito).
Dopo questo preambolo, mi vedo costretto a “prendere di mira” l’omertà che la fa da padrone in questa estate umida e calda. Il codice dell’omertà, caratteristico normalmente delle organizzazioni criminali mafiose, rappresenta, da un punto di vista psicologico, la difesa del proprio spazio interno, dell’onore del proprio gruppo di appartenenza. Stamattina mi sono fermato davanti ad una scena sul lungomare di Belmonte Calabro. Due villeggianti venivano intervistati da una di queste televisioni calabresi. Uno dei due diceva che il mare era pulito e l’altro invitava a inquadrare il mare e a tutto ciò che galleggiava in superficie. Qualcuno può convincermi della verità di una certa tesi anche se non dice cose vere, e le sue inferenze sono sbagliate: per esempio perché mi incanta in qualche modo, o perché sono già profondamente incline a credere per ragioni mie, quel che vuol farmi credere, o perché ignoro le regole logiche o non mi accorgo dell’errore. Purtroppo molti di questi residenti”, impegnati come sono, non avranno avuto il tempo di recarsi sulla battigia del mare di Ulisse e assaggiare un bicchiere di quell’acqua santa. Ogni persona di Belmonte dovrebbe con un tantino di coraggio evidenziare che “rispetto all’anno scorso non sono stati fatti passi in avanti rispetto alla rovinosa situazione depurativa” …. Purtroppo ho avuto dei maestri che, con grandissima difficoltà hanno cercato d’insegnarmi a sviluppare un metodo di ricerca della verità e una certa cosa che porta uno strano nome: “senso critico”.
L’origine del pensiero critico può essere individuato nel metodo socratico descritto da Platone, ad esempio, nel Teeteto. Questo metodo, che si avvale del dialogo tra maestro e allievo, consiste nell’aiutare l’allievo ad argomentare correttamente, a individuare il proprio punto di vista e a riconoscerne la fallibilità. In tal modo il maestro aiuta l’allievo a riconoscere che la propria verità è solo un’opinione che va sottoposta a verifica. Eccone un breve brano che mostra l’importanza di riconoscere le differenze:SOCRATE: “Ora però Teeteto, dacché mi son fatto vicino a quel che diciamo come a una pittura in prospettiva, non riesco assolutamente a comprendere neanche un pò. Mentre, quando ne ero lontano, mi sembrava di dire qualcosa.”TEETETO: “E perché mai questo?”SOCRATE: “Te lo dirò se ne sono capace: io avendo retta opinione di te, se riesco a comprendere anche la ragione, posso dire di conoscerti, altrimenti sto solo esprimendo un’opinione.”TEETETO: “Sì .”SOCRATE: “E ragione voleva appunto dire interpretazione della tua differenza.”TEETETO: “Così .”SOCRATE: “Quando dunque esprimevo solo opinioni, riuscivo forse col pensiero a raggiungere qualcuno di quegli aspetti per cui tu differisci dagli altri?”TEETETO: “Non pare.” Chiaramente alla ricerca della verità attraverso il senso critico, non sembra essere molto interessato neanche l’amico Danny Boy che, con una certa leggerezza, invita gente incosciente come il sottoscritto a non denunciare le falsità.Sono diverse categorie e gruppi di persone che stanno cercando deliberatamente di rovinare l immagine di questa cittadina. A me sembrano un manipolo di frustrati, insofferenti a tutto, populisti qualunquisti uniti a gruppi di potere padronale ed autoritario, facendo leva sulla crisi e sentimenti di pancia, si muovono nella logica di muoia Sansone con tutti i filistei. L’analisi delle relazioni tra segreto e omertà rappresenta uno dei possibili vertici dai quali osservare la realtà delle persone, una dimensione quasi essenziale della loro presenza. Che il detto e il non detto possano avere psicologicamente questa forza e valenza all’interno di una collettività è comprensibile soltanto se pensiamo al particolare tipo di contesto e contenitore in cui queste esperienze acquisiscono senso, la realtà cittadina dell’oikos, quello spazio al contempo fisico e simbolico, contenitore primario di relazioni strutturate da tradizioni e leggi. “La verità si dice solo al confessore”; chi è sordo, orbo e tace, vive cento anni in pace”; “la bocca è traditrice del cuore”. Questi proverbi e detti popolari ci mettono di fronte ad un universo di discorso in cui la parola e l’atto del parlare, del dire la verità, assumono una valenza specifica a livello culturale. Tutto questo mi porta a dire che la cultura antropologica calabrese è una cultura del silenzio, della non parola: si ritiene che la parola omertà derivi come ètimo da omo (uomo), come essere uomo, o da umirtà (umiltà), come essere “obbedienti e rispettosi rispetto a certe massime volute dai potenti”.Omertà come codice d’onore del vero uomo che non parla di fronte all’estraneo, all’autorità pubblica. “I panni sporchi si lavano in famiglia” Sembra essere la filosofia dei due sopracitati illustri cittadini. E’ la filosofia della nostra Cittadina, quella di non voler vedere il mare inquinato, le migliaia di buche stradali, le concessioni facili, il nepotismo più sfrenato… un’Amministrazione da strapazzo, per usare un eufemismo; ecc.? Di non voler sentir parlare della disoccupazione, della crisi economica e del disagio diffuso, della povertà, delle prevaricazioni sociali e…..?
Gigino Adriano Pellegrini