Il diario di Pietruzzo 129

GIORGIA, ATTENTA ALLE VERTIGINI! CHI TROPPO SALE…

I più “sprovveduti” a destra – e ce ne sono tanti – si sono rallegrati nel vedere sulla copertina del Time l’immagine di Giorgia Meloni. Anche perché in precedenza l’autorevole settimanale americano l’aveva dedicata a Trump. Come dire: Dio li fa e poi li accoppia. E di questi tempi, con le continue giravolte del Tycoon, l’accostamento con la piccola “fiammiferaia” della Garbatella non a tutti – se si escludono i Donzelli “in continua adorazione” – dovrebbe fare piacere. Ma, sono passati giorni ed ancora se ne parla. Il ché, per i postfascisti, non guasta. Dico “sprovveduti” perché -come dice un’opera burlesca del 1734- “chi troppo rapidamente sale, cade sovente precipitevolissimevolmente”. Non sappiamo quando avverrà ma – tenetevi forti – avverrà. Ed allora, più in alto la Ducetta sarà salita, o l’avranno fatta salire, più rovinoso sarà l’atterraggio. Salvini ancora “patisce l’ubriacatura del Papeete. Sono 6 anni e ancora non si è ripreso. E lo si vede chiaramente! Ma “sprovveduti” soprattutto perché, se non si fossero fermati alla foto, molto bella, e avessero letto bene tutto l’articolo-intervista, forse se ne compiacerebbero un po’ di meno. Al di là della copertina da statista, si sarebbero accorti che non ne esce un ritratto celebrativo, bensì critico. A cominciare dal titolo sul “dove” ci sta guidando la Meloni. Se lo chiede il Mondo, se lo chiede l’Europa, se lo chiede soprattutto l’Italia. E nessuno lo ha capito. Ebbene, sono quasi tre anni che la ragazzotta della Garbatella si è “sistemata” a Palazzo Chigi e delle promesse in campagna elettorale non si vede nemmeno l’ombra. L’Autonomia regionale, approvata in ben 4 letture a suon di voti di fiducia, è ancora ai box in attesa della definizione dei LEP (livelli minimi di servizi e prestazioni garantiti su tutto il territorio nazionale), senza dei quali non si va da nessuna parte. Il premierato, sbandierato come la mamma di tutte le riforme, in questi mesi è in vacanza. E in autunno la politica sarà impegnata nelle campagne elettorali per il rinnovo di importanti Giunte regionali. E ne avremo fino alla fine dell’anno, visto che il Governo – strategicamente ? – non ha voluto accorpare i vari appuntamenti in un election day. Si dice, temendo l’effetto cappotto. Rimane la giustizia, approvata per ora in prima lettura e in attesa che il testo, blindato, ottenga gli altri due “si” di Camera e Senato. Ma è davvero strano che una riforma costituzionale sia passata senza che deputati e senatori cambiassero una sola virgola e, addirittura, con il Governo che, contravvenendo allo spirito della Carta, abbia posto la fiducia su di una riforma che riguarda l’intero Parlamento e non la sola maggioranza. La verità è che, più della giustizia, è stata approvata una riforma della magistratura. Quella che dal 1994 è stata uno dei cavalli di battaglia di Silvio Berlusconi. Anche se non è questo di cui l’Italia ha bisogno. Ma Meloni non se n’è curata ed è andata avanti, anche in omaggio a Forza Italia come aveva fatto con la Lega per l’Autonomia, pensandola come moneta di scambio al “suo” premierato, ancora in incubazione.La Premier ha così pensato di rafforzare in prospettiva l’Esecutivo, “bastonare” i media, controllare la giustizia, limitare con un decreto ad hoc le proteste, non abbassare la guardia sull’immigrazione clandestina. Tutti obiettivi che non hanno nulla a che fare con i problemi della giustizia: soprattutto processi più rapidi, indennizzi veloci alle parti offese, certezza della pena, lotta con ogni mezzo alle mafie. Non certo la separazione delle carriere. Oggi solo il 2% dei magistrati decidono di passare da giudicanti a inquirenti o viceversa. E quando lo fanno debbono cambiare Regione. Valeva la pena di mettere mano alla Costituzione? A meno che il vero obiettivo non fosse un altro: mettere sotto il controllo dell’Esecutivo il pubblico ministero, dettando ogni anno l’agenda delle priorità. Oggi lo smentiscono ma, restando la Destra al potere, questo sarà il passaggio successivo.Questo per l’Italia. Ma torniamo alla domanda del prestigioso Time: “Dove” ci sta portando Meloni? La risposta è semplice: dove ci sta portando Trump.

La “Fiammiferaia” della Garbatella – per anni ignorata da tutti e relegata nelle fogne di Colle Oppio – ha trovato a gennaio chi l’ha presa in considerazione. E tanto basta! La vicenda di Israele è emblematica. La mattanza delle dell’esercito è sotto gli occhi del mondo intero. Ma non basta: Dopo le armi ora anche il dramma della fame con migliaia di bambini e mamme che muoiono di fame. E Giorgia – donna, madre e cristiana – finge di non vedere. Perché? Perché Trump, alleato di Israele, non ne vuole sapere. E sì che basterebbe una sua telefonata per fermare tutto. Ma questo non avviene e la nostra Premier non spende una parola in dissonanza con il Tycoon.Sui dazi la musica non cambia, spingendola a ritenerli “sostenibili” se fossero al 10%. E il Tycoon minaccia il 50, spara 30 e potrebbe accontentarsi del 15. Ma a Giorgia tutto va bene. Purché firmato “Casa Bianca”. In Italia, non si muove foglia che il Presidente americano non voglia. E il governo che lei presiede s’inginocchia.

PdA

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